Genova 1884 – 1974

Manlio Trucco pittore e ceramista ligure

Manlio Trucco scrive nel suo diario: “La mia intenzione era di dedicare tutto il mio tempo alla pittura, iscrivendomi all’Accademia Ligustica di Belle Arti, frequentando l’ambiente degli artisti e proseguire per questa strada, evitando le deviazioni, sino a raggiungere l’agognata meta: diventare un pittore, un artista! […]  che avevo imparato all’Accademia e dal mio maestro Luigi De Servi, e seguivo Il mio amico scultore De Albertis. […] A Davagna, piccolo paesino di montagna, c’erano due giovani studenti, figli del Segretario del Comune, che s’occupavano di decorazioni murali, uno di essi, il più giovane, frequentava a Genova la 5° ginnasiale e si chiamava Nino Cominetti, Il maggiore, Peppino, il 2° anno di liceo. Nino voleva dedicarsi alle belle lettere e Peppino alla pittura. […] Debbo essere grato a Cominetti che mi presentò al poeta Angelo Barile il quale mi accolse gentilmente nella antica fabbrica paterna di ceramiche, mettendo a mia disposizione personale e attrezzature. La fabbrica era situata ad Albisola Capo, vicino al mare”
Dopo molti viaggi in Europa, Africa e Sud America, ancora giovanissimo, si trasferisce a Parigi dove, lavorando per l’atelier di Paul Poiret come disegnatore, ha l’occasione di frequentare giovani artisti come Amedeo Modigliani, Gino Severini e Max Jacob.
Nel 1921 torna in Italia, ad Albisola Capo, chiamato dai proprietari della fabbrica di ceramica artistica “La Casa dell’Arte“, Giuseppe Agnino, Giulio Barile e Angelo Barile e qui introduce i motivi decorativi dello stile Decò appresi a Parigi.

Dopo solamente un anno lascia “La Casa dell’ Arte” e apre una propria bottega, “La Fenice“, dove ospita molti artisti tra cui Arturo Martini per il quale dipinge, tra il 1926 e il 1927, alcune piccole sculture in terracotta di carattere novecentista che lo stesso anno vengono esposte, riscuotendo un grande successo, alla Galleria Pesaro di Milano e successivamente a Venezia.

[…] Il buon nome della produzione della “Fenice” si estendeva. Giungevano dalle maggiori città italianee dall’estero importanti ordinazioni. L’architetto Giò Ponti mi suggerìdi esporre un gruppo delle mie ceramiche alla Triennale di Milano. L’esito non poteva essere più lusinghiero. Alla“Fenice” fu conferita la medaglia d’oro e tutte le ceramiche esposte nel mio stand furono acquistate in blocco dalla grande ditta Altman di New York […].

Nel 1923 Manlio Trucco espone alcune sue realizzazioni in stile Decò alla Cordelliana di Torino (dove ottiene una medaglia d’oro), alla I Esposizione Nazionale dell’Artigianato e delle Piccole Imprese e alla I Biennale di Arte Decorativa di Monza.

[… ] Iniziai il mio lavoro disegnando mobili di forme modernissime, valendomi delle esperienze fatte a Parigi da Poiret. Scelsi i disegni che più mi piacquero e li affidai, per una accurata esecuzione, a un abile falegname. Col mio procedimento e con bizzarri motivi, usando materiali di prima qualità, trasformai quei mobili in originali preziosi oggetti di lusso. Cornelia collaborava con splendido entusiasmo e tutto andava per il meglio. Gli amici venivano ogni tanto a trovarmi e il mio speciale lavoro destava in essi curiosità e  ammirazione. Venneroi anche i fratelli Peppino e Nino Cominetti, tornati da Parigi […] Con i miei primi esperimenti di ceramista e non tardai ad ottenere dei risultati molto soddisfacenti. Il fuoco esaltava la bellezza dei colori e le brillanti morbide vernici ne aumentavano la preziosità e il fascino. Il mio entusiasmo si mutò in una vera e propria passione; pensavo a tutto quel che avrei potuto fare nel vasto campo della ceramica. I mobili che avevo finiti, furono esposti in Via XX Settembre, assieme ai primi miei saggi di ceramiche e ad alcune mie tempere. L’esito fu molto lusinghiero […].
L’anno seguente  presenta alcuni lavori  alla mostra annuale della Società di Belle Arti e alla Mostra Nazionale di Ceramica Moderna di Pesaro.
Nel 1925 è di nuovo presente alla Biennale di Monza e partecipa all’Expo di Parigi; nel 1926 è medaglia d’argento alla Mostra dell’E.N.A.P.I di Firenze, l’anno successivo partecipa  alla III Biennale di Monza e alla Fiera Campionaria di Tripoli.
Nel 1929 ottiene una medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Barcellona.

Nel 1930 Trucco scioglie la società perché considera l’indirizzo dato alla produzione troppo commerciale e nel 1936 cede definitivamente “La Fenice”.
Negli anni Trenta è nominato Rappresentante delle Piccole Industrie e Capo Provinciale della Comunità dei Ceramisti Savonesi.


Nel 1933 presenta, ottenendo un medaglia d’oro, alla Triennale di Milano alcuni lavori realizzati con la tecnica delle sagome ritagliate e applicate sulle superfici da decorare.
Nel 1936 è nuovamente presente alla Triennale di Milano e l’anno successivo presenta alcune ceramiche all’Esposizione di Parigi.

Dopo aver ceduto la “Fenice”,  Manlio Trucco apre nel 1937, avvalendosi della collaborazione dell’allieva Ida Brebbio Ziller e di un torniante, un laboratorio di ceramica denominato “Trucco Manlio Ceramiche d’Arte” presso la propria abitazione in via Aurelia ad Albisola Capo (oggi Museo Trucco) dove si dedica quasi esclusivamente alla produzione di pezzi unici, alcuni dei quali presenta nel 1938 alla Mostra dell’E.N.A.P.I. a Roma.
La “Trucco Manlio Ceramiche d’Arte” cessa la produzione nel 1964 e da allora Manlio Trucco si dedica soprattutto alla pittura.
Il giudizio sulle opere di Manlio Trucco lo lascio a Luigi Pennone, che nella prefazione ad un catalogo per una mostra tenutasi a Milano dal 16 al 29 maggio 1959, comprendente 63 dipinti e 14 ceramiche, tutti di soggetti brasiliani, così scriveva: “ […] il ceramista non ha mai soffocato in lui il pittore nativo. E’ una lunga, costante, infinita devozione ad un sogno che gli aveva acceso il cuore nella fanciullezza: e lo ha portato a dipingere per tutta la vita, i grandi quadri nostalgici della natura, dei paesi, degli uomini d’oltreoceano. Foreste, laghi fiumi, grandi alberi, uccelli: e gli indios nativi dei luoghi ch’egli deve sognare ancora nelle sue notti serene di vecchio signore malato di nostalgia”.

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