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Roma 1898 – Recco (GE) 1986 

Oscar Saccorotti  pittore ligure

Pittore e incisore si occupò anche di arti decorative e di pittura murale.
Ligure di adozione, inizia a Genova la sua attività nel 1914, lavorando con i decoratori Cavallari e Bifoli, alle dipendenze di Coppedè.
Con il fratello Fausto,  avviò un laboratorio-negozio per la fabbricazione di giocattoli in legno dipinto (tra cui piccoli aeroplani, assemblati con assicelle di legno e piume d’uccello, che brevettò soltanto nel 1950).
Nello stesso periodo iniziò a dedicarsi alla pittura da cavalletto e strinse rapporti di profonda amicizia con lo scultore Francesco Messina e con il poeta-critico .
Quest’ultimo gli fece conoscere Eugenio Montale e lo mise in contatto con l’ambiente artistico milanese.
Nel 1920 conobbe lo scultore Arturo Martini e il poeta Camillo Sbarbaro.
Nel 1926 aderì al movimento “Novecento” e nello stesso anno presentò per la prima volta in pubblico un suo dipinto Sull’acqua: porto di Genova alla I Mostra d’arte marinara di Roma.

Nel 1927 prese parte alla LXXV Esposizione della Società di belle arti di Genova Bimbi; Mattino d’argento: ritratto.
Nel 1929 collaborò con l’architetto Mario Labò e con Arturo Martini nel 1927 tenne la sua prima mostra personale alla Galleria Esame di Milano, diretta dal Somarè con l’introduzione in catalogo firmata dal poeta Camillo Sbarbaro.
L’anno seguente, sempre su incarico di Labò, portò a termine le decorazioni murali all’interno del caffè del teatro Carlo Felice di Genova.
Partecipò alla II Mostra del Novecento italiano Bimba in tram e Pesci.

Bimba in tram

Trasferitosi in via Lavinia a Genova, iniziò un fecondo periodo di ricerca pittorica, raccogliendo attorno a se numerosi artisti.
Contemporaneamente fu assunto a Genova dalla ditta DIANA (Decorazioni Industriali Artistiche Nuovi Arredamenti) come disegnatore di mobili, ceramiche e tessuti per l’arredamento, incarico che mantenne fino al 1931; inoltre ideò tappeti e arazzi per la MITA (Manifattura Italiana Tappeti Artistici) di Nervi.

Nel 1930 inviò un ritratto Signora bionda alla XVII Esposizione internazionale d’arte della città di Venezia.
Nel 1931, a Genova, propose una personale alla galleria Valle e quattro dipinti Colori marini, La signora Eva, Paesaggio marino, Uliveto alla II Mostra d’arte del sindacato regionale fascista di belle arti della Liguria.

Nel 1932 fu ammesso alla XVIII Biennale di Venezia Uccelli, Pesci, Fiori, Il figlio del giardiniere, e tornò alla rassegna lagunare nell’edizione del 1934 (XIX Biennale) con quattro dipinti Pescivendole della foce, Il giardino al mare, Fiori, Beccaccia e nella successiva, del 1936 (XX Biennale), con tre quadri Giovinetta allo specchio, Primavera, Fiori.
Fece gruppo con: Emanuele Rambaldi, Guglielmo Bianchi, Dino Gambetti; lo scultore Nanni Servettaz; i poeti Sbarbaro, Barile, Adriano Grande.
Tra gli anni Trenta e Quaranta tenne una corposa attività espositiva: 1933 Mostra d’arte italiana a Vienna   Anatre appese.
1935 alla II Quadriennale nazionale d’arte di Roma, Paesaggio, Natura morta, Uccelli appesi.

1937 Mostra d’arte italiana moderna e contemporanea di Berlino  Natura morta, Ritratto di donna, Composizione.
1939 III Quadriennale romanaFiori, Uccelli, Silvana, Paesaggio.
Nel 1938 l’artista allestì una personale alla galleria Vitelli di Genova, e nella stessa città gli venne commissionato il mosaico per il cinema Grattacielo (terminato nel 1940).
Nel corso degli anni Trenta sviluppò uno stile più personale, impostato sul segno nitido che definisce l’essenziale fisionomia degli oggetti, senza scadere nella pedissequa descrizione naturalistica, e su una sobria tessitura cromatica con prevalenza di toni tenui.
Inviò l’opera Figura seduta nel 1940 alla XXII Biennale internazionale d’arte di Venezia, nel 1942 alla  XXIII edizione.
Nel 1944 XXIV Biennale di Venezia espone Beccaccia e starna, Ritratto di bambina.
Fu invitato nel 1943 alla IV Quadriennale nazionale d’arte di Roma, del  Natura morta, Il muratore.
Tra il 1940 e il 1946 l’autore indirizzò la sua attenzione anche verso le tecniche incisorie: nel 1940 realizzò la prima acquaforte, Nudo di donna.
Saccorotti nel 1946 allestì una personale presso la galleria Ranzini di Genova , cui fece seguito nel 1948 quella alla milanese galleria Gussoni 
Sempre nel 1948 partecipò alla V Quadriennale nazionale d’arte di Roma Astice (1947)

Astice (1947)

Nel 1949 si recò a Parigi e nel 1951 visitò la Provenza; fu poi in Spagna e Portogallo.
Ancora nel 1965 è invitato IX Quadriennale romana, invia Fiori di prato, Mietta, Uccelli palustri.
Nel 1967 fu invitato a esporre opere dei primi anni Trenta Controluce, Fiori, Giardino sotto la neve, Composizione con frutta alla rassegna fiorentina “Arte moderna in Italia 1915-1935”.
Nel 1976 si ritirò sulla collina di Megli (Golfo Paradiso) in una casa di contadini, che battezzo “Il pettirosso” dove visse e lavorò in solitudine.

  

 Golfo Paradiso

Dal 1930 al 1940 partecipò a tutte le Biennali di Venezia dove, nel 1942 tenne una mostra personale.
Nel 1949 fu nominato Accademico di merito alla Ligustica. 
Dal 1935 espose alla Quadriennale romana, dove esporrà fino al 1943 e in seguito nel 1959 e nel 1965.
Nel 1959  alla VIII Quadriennale nazionale d’arte di Roma espone Fiori, Raccoglitrice di mirtilli.

Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta riprese un’intensa operosità nel settore della decorazione d’interni e delle arti applicate: realizzò vasi e oggetti in ceramica Formella con San Giorgio e il drago, 1960. 

 


Tra il 1951-1958 progettò motivi per tessuti e complementi d’arredo per conto della MITA (cartoni per tessuti per arredamento)

Negli anni Sessanta e Settanta la sua attività epositiva  fu riconducibile a mostre personali: 1964, 1966, 1972, 1974  galleria Sant’Andrea di Savona.
1967 presso la galleria Gussoni di Milano;  nel  1969 alla galleria Quadreria del vicolo di Genova nel 1977 alla galleria Dedalo di Savona.
1978 un’ importante antologica fu ordinata  dalla prestigiosa galleria Rotta di Genova.
Tecnicamente i dipinti di Saccorotti sono pervasi da un profondo naturalismo e da un cromatismo assai delicato, che diverrà più intenso a partire dagli anni quaranta.
Come detto svolse anche un’importante attività come incisore attraverso una maniera sintetica e immediata, contraddistinta da pochi e rapidi segni atti a definire le forme, raffigurò soggetti marini La gritta, Fondo marino o brani di paesaggio L’albero di fico, Il mattino lungo il torrente, mentre con il foglio Tordella del 1946  trattò il tema ornitologico, che contraddistinse tutta la sua ricerca.

Nel 1994 la più importante mostra postuma “Il laboratorio fantastico di Oscar Saccorotti” a cura di Guido Giubbini è stata ordinata nel Museo d’Arte Contemporanea di Genova Villa Croce.
Nel 2016 la mostra “L’universo artistico di Oscar Saccorotti. Dpinti – disegni – arti decorative ” alla Wolfsoniana  realizzata, in occasione del trentennale della morte dell’artista, grazie alla collaborazione dell’Archivio Saccorotti e arricchita dalle opere donate dagli eredi al Comune di Genova, intende documentare i differenti campi di intervento della sua complessiva ricerca, mettendo in evidenza la sua diversificata produzione nell’ambito delle arti decorative: la ceramica, con la quale plasmò vasi e stoviglie di uso comune, ma anche piccole sculture raffiguranti uccelli e anatre; il mosaico, tecnica che condivise con il fratello Fausto; i progetti di interior design, che si concretizzarono nella realizzazione di arredi e pannelli decorativi; la decorazione architettonica di esterni e interni, attività avviata ai primi del Novecento grazie alla collaborazione con Enzo Bifoli; i tessuti, eseguiti principalmente per la MITA di Mario Alberto Ponis, cui fu legato da una sincera e duratura amicizia; la fabbricazione di giocattoli che, dopo le prime realizzazioni eseguite insieme a Fausto nel negozio-abitazione di via Cabella, lo portarono all’invenzione (brevettata) dei suoi celebri aeroplani giocattolo. Proprio queste esili creazioni, assemblate con piume d’uccello e attinenti ad alcuni tra i principali interessi di Saccorotti (la caccia, l’osservazione del mondo naturale e l’aviazione), rappresentano un esempio emblematico del suo ricco universo artistico, caratterizzato da temi ricorrenti ma sempre declinati attraverso differenti attitudini espressive e linguistiche.

Come ebbe a scrivere Zeri, dopo essere stato in visita al Pettirosso, Saccorotti fu “un artista, per il quale la vita, l’arte, la casa, la natura che lo circondava, le parole, le incisioni, i quadri si fondevano in un qualche cosa di unico, in un insieme, per cui io non riuscivo più a staccare la parola di Saccorotti, il suo modo di muoversi, dalle piante che circondavano la casa, la casa che sembrava qualcosa di sorto dal terreno come se avesse delle radici al pari degli olivi, una cosa davvero impressionante. Mi trovai davanti a quella che chiamerei la vita come poesia, la poesia coa, qualche cosa di assoluto, di assolutamente puro”.