Genova 1838 – 1909

 

 

 

Lorenzo Orengo scultore ligure

 

 

 

 

A partire dai primi anni Cinquanta si formò all’Accademia Ligustica con Santo Varni, frequentandone contemporaneamente lo studio e raffinando la tecnica della scultura in marmo con l’aiuto di Carlo Rubatto.
Tipico esponente, al pari di Varni, del realismo borghese dell’Ottocento, impegnato nella realizzazione di opere di genere e di decine di monumenti sepolcrali in marmo per i cimiteri liguri è uno dei protagonisti della corrente del cosiddetto realismo analitico, per la meticolosità nel definire i più piccoli dettagli dell’anatomia umana, dei panneggi e degli accessori di costume.
Nelle sue frequenti partecipazioni, fra il 1863 e il 1898, alle esposizioni della Società promotrice di belle arti di Genova, era solito esporre sia abbozzi in gesso delle opere, che poi avrebbe tradotto in marmo, sia statue già vendute ai committenti, quasi sempre appartenenti all’alta borghesia e alla nobiltà.
 Dalle note nei cataloghi dell’istituzione si evince che ritraeva spesso dal vero i suoi modelli, non disdegnando, in alcuni casi, l’esecuzione delle opere basandosi su precedenti ritratti fotografici e frequentemente, per ottenere maggior realismo nella rappresentazione dei defunti, prendendo il calco direttamente sul volto, secondo una prassi consolidata.
Questi elementi, insieme a una scelta di temi rappresentativi dei valori tipici della società contemporanea (famiglia, lavoro, religione e onestà), senza un eccesso di allegorie e simboli di ascendenza classica, lo portarono rapidamente a essere uno fra gli scultori maggiormente richiesti nel Cimitero monumentale di Staglieno : 1885-1887 Tomba Whitehead e Bentley, 1887 Cippo Adolfo Giordano,  1888 Tomba Beccari, 1892 Cippo Maine, 1897 Tomba Pescia, 1906 Tomba Delfino,  1909 Tomba Delmas.
Nel 1881 realizzò il lavoro più noto, il Monumento a Caterina Campodonico, conosciuto anche come Paisanna o La venditrice di noccioline o di ciambelle (porticato inferiore di levante), dal quale emerge l’esaltazione del realismo dei particolari, spinto fin nei minimi dettagli, come nel merletto finemente traforato e nelle nappe della veste, nelle rughe e nelle sopracciglia singolarmente definite, oltre che, naturalmente, nelle ciambelle e nelle collane di noccioline, simboli di un lavoro umile, faticoso e onesto assurto a esempio morale per la collettività.
Per approfondimenti si veda: Franco  Sborgi, Staglieno e la scultura funeraria ligure tra Ottocento e Novecento, Torino 1997.