Linguaglossa (CT) 1900 – Milano 1995

Francesco Messina scultore che ha operato in Liguria

Francesco Messina nel 1913/14 lavora nello studio dello scultore genovese Giovanni Scanzi, artista attivo soprattutto nella statuaria cimiteriale.
Messina in questi anni è affascinato dalla figura di Filippo Tommaso Marinetti e dall’ambiente futurista e organizza a Genova turbolente conferenze e spettacoli “artistici” e l’anno seguente partecipa alla collettiva di artisti al fronte organizzata dal Ristorante Olimpia di Genova e nel 1916 è’ presente per la prima volta alla mostra annuale della Società Promotrice delle Belle Arti di Genova, dove esporrà quasi ininterrottamente fino al 1932. Messina ha distrutto molte opere di questo periodo perché insoddisfatto dei risultati.
Nel 1923 si aggiudica il concorso per il Monumento ai Caduti di San Vincenzo Alto a Genova, inaugurato due anni dopo.
Presenta alla Promotrice di Genova l'”Ofelia”, rilievo che porta incisa una poesia di Adriano Grande, e realizza il monumento a Vincenzo Coda e l’anno seguente lavora con lo scultore Edoardo de Albertis al progetto per l’Arco di Trionfo in memoria dei caduti genovesi, ma il concorso sarà vinto da Piacentini.

Ofelia – GAM Genova

Montale dedica un articolo al progetto (al quale partecipano l’architetto Mazzoni e lo scultore Galletti) e alla figura di Messina.
Nel 1927 presenta  una personale organizzata dalla Società Promotrice di Genova e presentata da Adriano Grande.
Quindi, oramai  genovese d’adozione partecipa alla I e II mostra del Novecento Italiano e nel 1929 è protagonista di un’importante personale alla Galleria Milano, presentata da Carlo Carrà.
Nel 1931 viene nominato accademico di merito all’Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova.
A cavallo degli anni venti e trenta si avvicina alla ceramica e produce alcune opere, sia pezzi unici che multipli, presso la manifattura albisolese la “Fenice” di proprietà del ceramista Manlio Trucco.
Francesco Messina, lascia Genova e si trasferisce a Milano nel 1932 dove apre uno studio di pittura e scultura in via Cesariano 10 e due anni dopo ottiene la cattedra di scultura all’Accademia di Brera.
Nel 1933 espone un gruppo dal titolo “Manon” alla V Triennale di Milano.
E’ il 1934 quando ottiene per concorso nazionale la cattedra di scultura dell’Accademia di Brera, cattedra appartenuta a Wildt, e vince il concorso per il monumento a Cristoforo Colombo bandito dalla città di Chiavari, l’anno successivo presenta ventuno sculture ospitate in una sala personale, a lui dedicata dalla II Quadriennale di Roma. Qui Messina presenta molte opere ispirate all’umanità incontrata d’estate lungo le spiagge di Sestri Levante.
Nel 1935 partecipa all’Esposizione di Arte Contemporanea Italiana di Parigi.
Francesco Messina nelle Quadriennali Romane del ’31 e del ’35 presenta alcune sue opere e nell’edizione successiva del 1939 dispone di una sala personale.
Alla caduta del Fascismo, Messina, che nel 1940 aveva realizzato il monumento a Costanzo Ciano per il Museo Navale di La Spezia,  e nel 1942 si aggiudica il Gran Premio per la Scultura alla XXIII Biennale di Venezia, nel ’43 è nominato Accademico d’Italia.
Partecipa alla I Mostra di “Corrente” della Permanente di Milano.
Ma le sue opere più note restano, ancora oggi, il grande “Cavallo morente” eseguito per il Palazzo della Rai a Roma e la monumentale “Via Crucis” in marmo di Carrara per la chiesa di San Giovanni Rotondo sul Gargano.
Nel 1973 un’intera sala del Museo del Vaticano, la sala Borgia, viene dedicata all’esposizione permanente delle sue sculture e nel 1977 il Museo Civico di Lugano accoglie, in quattro sale, le opere della sua donazione di sculture e grafica, mentre i maggiori musei e le più importanti istituzioni culturali internazionali promuovono vaste rassegne della sua opera.
L’ultima grande mostra durante la sua vita è quella inaugurata nel ’93 a Roma in Vaticano “Dio nell’uomo”.
La scultura di Francesco Messina, così carica di echi dell’eredità classica greco-romana ed ellenistica, “si caratterizza”, ha scritto Carlo Carrà, per “un fare semplice e grandioso” e per un “procedimento idealistico e classico” in grado di dar vita a forme che restano come “immagini ideali”.

“Nulla di convenzionale e di materialistico appare nelle raffigurazioni di Francesco Messina. E’ ciò accade perché la scultura – alla guisa di tutte le manifestazioni estetiche – è un’operazione magica. Pensiero, sogno, fantasia, volontà e intuizione si collegano in questi bronzi con armonia di forme e di espressione.”

(Carlo Carrà, 1929)

“E’ un’armoniosa e ferace giovinezza la sua, che si esprime in opere di ritmo e leggiadria. E’ in lui una mirabile capacità di trasformarsi nelle versioni e nelle forme più disparate, un dono profondo e primordiale… Per vari segni, che non sono quelli dello Zodiaco, egli ci appare predestinato al più alto avvenire. Anche in lui l’uomo non è al di sotto dell’artista. Ci sono delle cose molto belle nella sua vita, dalle quali non toglierò il velo a nessun patto”

(Eugenio Montale, 1924)

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