Bernardo Asplanato pittore ligure

Imperia 1922 – 2019

Nell’ottobre 1933, il giovane Bernardo Asplanato ottiene l’ammissione al Regio Istituto Tecnico inferiore, ove gli verranno impartiti i primi rudimenti del disegno, mentre Imperia la nuova città “voluta dal Duce” compie il suo primo decennio di vita.
A Porto Maurizio, dove è il 31 marzo 1922, la morte di Pasquale Ricca (1910) che aveva mediato originalmente tendenze macchiaiole e quella di Domenico Laura (1915) ultimo erede della grande tradizione ottocentesca, continuano a rappresentare una profonda cesura e un termine apparentemente invalicabile alla ripresa di un autonomo discorso pittorico locale.
Ma è la nervosa, sensibile pittura di Edgar Wood (un architetto inglese di grande fama ed elegantissimi esiti professionali che dal 1921 si è trasferito in Liguria) che, almeno in principio, porta un aggiornamento, stentando comunque a trovare estimatori e seguaci.
Nel 1937 con una borsa di studio di “lire milleseicento annue per la durata di corsi di Accademia di Belle Arti” si trasferisce  Genova per seguire le lezioni di Paolo De Gaufridy, un post-impressionista che proponeva in quegli anni agli allievi una tecnica meditata sugli esiti estremi del divisionismo.
Frequenti sono anche le puntate alla galleria Rotta di via XX Settembre ove comincia a scoprire i maggiori contemporanei, De Chirico e De Pisis innanzi tutto.
Nell’autunno del 1941, innanzi alla commissione presieduta da Edoardo Rubino e formata da Ezio Buscaroli e Cesare Maggi, consegue l’ammissione al primo anno di Accademia che inizia a frequentare poco dopo con grande assiduità e passione .
Gli insegnanti dell’Accademia lasciarono tutti una profonda traccia in Asplanato, ma fu soprattutto Felice Casorati maestro di “composizione pittorica” che maggiormente improntò della sua maniera l’allievo
Sono Fontanesi e Delleani a suscitare attenzione con “poetiche del vero” di diverso spessore e varia caratura; troppo legati all’ambiente scolastico per determinare eccessivi entusiasmi paiono invece Giacomo Grosso, Cesare Ferro e Cesare Maggi tuttavia studiatissimi per il linguaggio pittorico e le soluzioni tecniche proposte.
È comunque Cézanne peraltro a costituire, con il venerato Casorati e lo studiato Morandi, la solida sponda formativa che non manca di frequentare.
Dipinge per  deposizione di masse cromatiche prive di contorni definiti secondo un raccordo di toni unitario, modulato dalla luce ambientale, tecnica propria della pittura tonale che svilupperà particolarmente dal 1950 al 1959.
La sua è una  pittura oleoresinosa, che si avvale di ombre trasparenti ottenute con vernici diluite e luci pastosamente depositate a corpo, ben esemplificata successivamente, a partire dalla Natura morta con lanternino del 1959.

Solo pochi giorni dopo aver iniziato le lezioni del secondo anno accademico, a fine novembre 1942, Asplanato viene chiamato alle armi.
Il 1944, rappresenta il ritorno alla normalità c’è finalmente tempo e condizione spirituale per riprendere il tragitto artistico bruscamente interrotto dalla guerra ed il pittore ricomincia a dipingere in uno studiolo ricavato presso l’appartamento della famiglia continuando la sua attività di insegnante di disegno.
Nel 1948 partecipa alla seconda “Rassegna del Paesaggio Italiano”, importante iniziativa d’incontro per i pittori liguri e non solo, organizzata dall’Azienda Autonoma di Diano Marina a Palazzo Maglione.
Partecipa a mostre regionali fino al 1963 nelle quali sempre si distingue ma la più rilevante per la promozione della sua immagine è certamente la collettiva milanese della galleria Barbaroux  (dicembre 1963).
Con Il frantoio della Colombera del 1946, Asplanato aveva mutato la fluente pennellata impressionistica degli anni d’Accademia verso un approccio “vedutistico” poetico e rigoroso, con morbida gradazione di colori uniformi, dedicandosi a scorci suggestivi del paesaggio cittadino.
Nella produzione degli anni ’50 si accentua particolarmente l’interesse per la zona dell’imperiese, che ritroveremo ben documentato anche in acqueforti d’oltre un ventennio dopo,  vedute che  stimolano il pittore sia nei quadri che nella grafica evolvendo, verso la fine del decennio, in direzione di una geometrizzazione spaziale. Cosi è, tra le altre, in Case del Primo n°3.
E’ del 1954 la partecipazione alla prestigiosa “Mostra Nazionale Golfo della Spezia”
L’introduzione del tratto spezzato, la tendenza ad una astrazione geometrizzante sono in atto per la verita già dall’inizio degli anni  ’50 nelle nature morte, da Quattro mele in  una terrina n°1 del 1952  che peraltro, attraverso un approccio latamente “cubista”, anticipa i successiva di sperimentazione sulla pittura tonale con la presenza, per la prima volta, di colore grasso e luci ed ombre.
La maggiore matericità del mezzo pittorico si accompagna a quella che sarà una costante della pittura di Asplanato: i contorni, via via più spessi, che tendono a perdere la loro funzione circoscrittoria per guadagnare quasi una autonoma collocazione, tra gli esempi più esplicativi, Natura morta con brocca , terrina e pane del 1964.

Robuste linee cupe modellano così, in una ricerca volumetrica potenziata dall’aggiunta di tocchi di luce, gli oggetti ed i frutti rappresentati, calati in dominanti di colore frequentemente virate nei toni dell’arancio, del verde,del rosso, delle terre di Siena.
Nei paesaggi assistiamo ad un processo analogo: contorni sempre più marcati compaiono a schematizzare pochi elementi ricorrenti di una vigorosa gestualità che si traduce in un segno scarno ma profondamente incisivo e suggestivo: alberi irti, stecchiti in una sigla di solitudine, o, al contrario, con la chioma rigonfia a palla; colline dal profilo dolce, case a parallelepipedo dalla spiccata linearità, quasi pure costruzioni logiche in cui Asplanato traspone, derivandolo dalle nature morte, il gusto per le volumetrie con cui trasforma le componenti visuali in solidi geometrici di primitiva semplicità.
Se da Cézanne, le cui opere vedrà nuovamente di persona in occasione di un viaggio ad Aix en Provence nel 1973, proviene il senso della natura che si rifà alla geometria delle figure, la chiusura introspettiva deriva dalla personale concezione di vita del pittore in questo periodo.
Con Mattino del 1969 si ha l’ esempio compito  di un paesaggio non più riconoscibile ma assoluto e simbolico, di una natura disadorna che esprime le notazioni emozionali di un processo di introversione trasposto nell’assenza di porte e di finestre dalle case, totalmente prive, dunque, di ogni proiezione-mediazione verso l’esterno, raggiunta solo a partire dalla seconda metà degli anni ’70.

La tavolozza che segue questo iter creativo abbina al nero dei contorni, oltre alle tinte ambrate già rilevate a proposito delle nature morte, azzurri, verdi, viola con esiti di intenso cromatismo e suggestioni di solenne cupezza: si segnala L’isola delle streghe del 1962 nel quale i neri giocati generosamente sono accesi dal bagliore della vela gialla al crepuscolo.
Accanto alle nature morte ed al paesaggio, dapprima con pochi esempi, via via con sempre maggiore interesse, la figura umana, in particolare quella femminile, è fortemente presente nella produzione di Bernardo Asplanato, al di là delle prove di ritrattistica che accompagnano un po’ tutto il suo percorso.
l Nudi di donne danzanti del 1957 (segnano la ricerca di un linguaggio ritmico-musicale, di una dimensione onirica condotta con forte valenza sensuale.
Teste femminili allungate, ovoidali, come nella Donna con la spalla nuda del 1960 fino all’introduzione, secondo il già rilevato processo di schematizzazione, ora applicato ai lineamenti, di una cifra ricorrente: le sopracciglia rese da un tratto unito, il naso da un segno loro perpendicolare, quasi un marchio nella carne fino a renderne le fattezze contraffatte, tra i primi esempi il Viso di donna reclinato del 1962.


Sono figure enigmatiche, di sapore intenzionalmente arcaicizzante, che guardano senza vedere, così come le abitazioni non dialogano con il microcosmo rappresentato.


Oltre all’affannosa, laboriosa, quasi ossessiva definizione della figura femminile, gli anni ’60 vedono l’intensificarsi di una discreta produzione a carattere religioso, preannunciata di lontano con l’ Ecce homo del 1944, proposizioni per lo più dei temi dolenti della Crocifissione  del 1961, spesso in palese citazione di modelli classici, dal segno sempre molto geometrizzato, dalle sembianze dei personaggi appena accennate e mai risolte in precisi lineamenti, svolte in declinazioni monocrome su diverse opzioni tonali, con libere sgocciolature di colore, funzionali alla pennellata veloce e all’esigenza pittorica di evolvere e sviluppare l’assunto religioso per passarne ad una nuova elaborazione.

Un altro filone di interesse per Asplanato nel decennio ’60-’70 è costituito dalle tematiche di respiro eroico-socio-storico: le riflessioni sulla guerra con il rastrellamento al Portico d’Ottavia (1963), la fucilazione a Cefalonia (1963),  la disperazione e la solitudine della Ritirata di Russia (1970)
Accanto a tanta varietà tematica, val la pena di ricordare anche i lavori di gusto per cosi dire “decorativo“: le Figure nella natura del 1965; “serie” rappresentative si configurano come variazioni molto immediate, emozionali, con valenze talvolta musicali attraverso le quali Asplanato sviluppa un’intuizione monotematica alla ricerca di varianti formali.
E proprio nella grafica, intorno agli anni ’70, il pittore pare abbandonarsi quasi completamente al segno, mostrando di fronte al foglio una verve maggiore che di fronte alla tela, una leggerezza ariosa di tratto e di gusto liberatoria, il segno, libero da ogni ermetismo, da ogni messaggio, da ogni costrizione o costruzione intellettuale, da ogni peso, comunica forse l’inconscio di Asplanato che vuole sfuggire il dolore o anche, semplicemente, la convenzionalità esistenziale.
Agli inizi degli anni settanta data la riproposizione delle “donne cifrate” dal lungo collo alla Modigliani, col vago senso di primitivo legato a reminiscenze esotiche, alla ricerca della progressiva definizione dei lineamenti, verso nudi opulenti, talvolta sensuali, perfino voluttuosi, come Nudo di donna raccolta (1973) o Eva tra le foglie (1976).

Il rapporto con l’universo della donna, non più da scoprire, produce autonomamente un ampliamento alla tematica della maternità, anticipata nel 1968 ed ora trattata più diffusamente, tra sacro e profano: Donna velata con bambino (1982) o Sacra famiglia (1997).

Per contro la tecnica pittorica mantiene gli spessi e corposi contorni neri che, enfatizzando e rimodellando le volumetrie, culminano proprio negli anni ’70, imponendosi quale elemento predominante nell’architettura del quadro.
Tra le nature morte dense di colore di questi anni, che si ricollegano paraltro strutturalmente a remote esperienze accademiche, citiamo  Composizione del 1977.

I paesaggi, di intensa e corposa suggestione: Grande vela gialla del 1971 sono ancora popolati di figure geometriche solide: case come cubi, alberi come sfere, tronchi come coni e cilindri, quasi sempre con le consuete forti sottolineature nere, spesso accompagnate da tonalità bruno-ocra-arancio quasi in monocromo, a volte risolti in insolite prospettive verticali o dall’alto come in Langa (1971), ma anche con differenti contrapposizioni di colori come in Casa e albero sulla collina (1979)

Intorno al 1975, con una nuova intuizione di perfezionamento, terminano lavori diversi  ed i paesaggi aprono al mondo con l”inserimento delle finestre.
Eclettico, e al tempo stesso poco trasgressivo rispetto a quella linea cui è rimasto sostanzialmente fedele per tutta la vita, Asplanato apre in effetti ad una inattesa svolta tematico- stilistica con la Madonna della rosa iniziata nel 1980 e terminata nel 1985 in cui il paesaggio con i suoi elementi peculiari – la collina con le casette e gli alberi sferoidali- non è più soggetto narrante ma, in secondo piano, componente accessoria, di sfondo, cosi come, un decennio dopo, nella Famiglia in campagna d’autunno del 1992,  quadro molto amato dal pittore e rifinito con meticolosa minuzia di dettaglio, abbandonando quindi il percorso precedente, Asplanato si volge verso una sorta di manierismo calligrafico.

Ora l’autore è alla ricerca di una nuova via pittorica rivolta alla classicità ed ad una più scorrevole comunicativa di percezione.
In generale, il segno nero si attenua per ricomparire non più quale segnale di urgenza e di necessità ma sgranandosi filante e sottilissimo in una nuova sigla compiaciuta per esempio in Arlecchino con chitarra (1985)


Si attenua cosi anche il vigore delle nature morte, meno marcate nei tratti neri, più diluite nei colori  per uno studio maggiormente analitico dei particolari oggetto dell’ osservazione, sorridendo al realismo con indubbio mestiere, come in Limoni del 1989.


In una tendenza alla raffigurazione-registrazione dell’apparenza- realtà, rifiutando ogni simbolismo rappresentativo privilegiando il dettaglio rappresentativo nell’Annunciazione del 1993/96.

La seconda frazione degli anni  settanta vede tuttavia un significativo ritorno di Asplanato alla concretezza fisica dei luoghi, scandito dal ritrovato rapporto con la pratica dell’incisione a partire dal 1975.
Suo principale interlocutore tecnico diventa  Tarchiani di Firenze, che stampa con successo le prime lastre, mentre negli anni ottanta questo ruolo viene ricoperto da Bertolino ad Alassio.
La nuova dimestichezza col torchio, e la volontà di dar vita a progetti rimasti allo stadio di schizzo preparatorio – e quindi ancora confinati nel perimetro disegnativi – inducono l’artista a ripensare la propria disciplina grafica e a porre le basi di un ulteriore scarto stilistico.
La tecnica dell’acquaforte necessita infatti di una profondità contemplativa più lenta e scrupolosa: non le si addicono i gesti ampi e veloci, ma segni brevi e numerosi; non la sprezzatura, ma lo studio meticoloso del dettaglio.
Il bianco della carta vi diventa luce, e il cupo tratto nero di contorno deve farsi ingrediente silenzioso di una griglia trasparente.

Il presente testo è stato estratta da : M.Anfossi,G.Di Moro, Asplanato. Dipinti, Grafica, Incisioni, Catalogo mostra antologica, Imperia, 1994.

Paesaggio al sole, 1968