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Cairo Montenotte (SV) 1894 – Monchiero (CN) 1985

 

Peluzzi Eso pittore ligure

Studiò all’Accademia Albertina di Torino dal 1911 al 1915, dove ebbe come maestri Paolo Gaidano e Giacomo Grosso.
Nel 1913 con il dipinto Il pastore vinse la medaglia d’oro e una borsa di viaggio, con la quale visitò Perugia, Assisi, Siena e Firenze. L’anno seguente con una seconda borsa soggiornò a Venezia.
Nel 1919 si trasferì al Santuario di Savona dove rimase trent’anni e dove nel 1920 giunse da Vado Ligure Arturo Martini, con il quale strinse una duratura amicizia.
Iniziò un fecondo periodo di attività artistica, eseguendo un gruppo di opere intensamente poetiche, ed interpretando in modo originale e personale l’esperienza del Divisionismo.
Una interpretazione più legata al sentimento stimolato dal mondo che raffigurava, piuttosto che da una applicazione fredda. e formale della tecnica divisa. Il risultato di questo suo lavoro è rappresentato da una serie di opere, prevalentemente paesaggi e marine, caratterizzate da un acceso cromatismo e da una densa pennellata.
Espose per la prima volta nel 1920, partecipando a Torino alla LXXXIX Promotrice (Studio di testa) e alla XXII Mostra della Società amici dell’arte dove il suo Case al sole  fu acquistato dal re Vittorio Emanuele II e alla LXVI Esposizione della Società di belle arti di Genova con Le comari al sole e I decaduti, dall’impronta verista.
Sulla scorta della lezione di Angelo Morbelli, sviluppò presto nuovi soggetti di gusto divisionista e tono austero incentrati sul tema dell’emarginazione, ottenendo alla LXXXI Promotrice di Torino del 1922 il premio Vittorio Avondo con opere ispirate alla vita rurale della provincia savonese. In virtù di tali tematiche Emilio Zanzi recensendo su Il momento (Torino, 14 aprile 1922) la Quadriennale di Torino del 1923 inseriva Peluzzi nel ‘gruppo contadino’ nato attorno a Giuseppe Manzone.
Dal 1920 al 1955 fu presente, con una certa regolarità, alle mostre della Promotrice Genovese.
Nel 1924 tenne una personale alla Bottega di poesia a Milano presentato da Raffaello Giolli, nello stesso anno  fu segnalato da Carlo Carrà in un articolo su L’Ambrosiano (8 novembre 1924) e lo introdusse nel gruppo Novecento sostenuto da Margherita Sarfatti, che lo invitò nel 1926 alla XV Biennale di Venezia manifestazione alla quale prese parte fino al 1948 (Paesaggio delle Langhe, Contadina delle Langhe ).
Nel  1929 alla II Mostra del Novecento italiano a Milano (disegni dal ciclo Canto dell’Evangelo).
Risalgono invece al 1927 i primi lavori ad affresco:  il Coro degli Angeli, nella Basilica del Santuario di Savona; il ciclo di affreschi raffiguranti la storia di Savona eseguiti nella Sala Consiliare del Comune.
Ancora nel  1927 fu a Roma alla XCIII Esposizione della Società amatori e cultori di belle arti con il dipinto Santuario di Savona e nel 1929 alla I Mostra del sindacato laziale fascista degli artisti con opere di soggetto sacro ispirate alla Natività, poi selezionate da Cipriano Efisio Oppo per una mostra a San Paolo del Brasile.
Soggiornò quindi a Parigi e poi ad Albisola (1929-30), dove conobbe Tullio d’Albisola, e attraverso lo scultore Nanni Servettaz frequentò il gruppo futurista torinese, Fillia  recensì la sua personale alla galleria Guglielmi di Torino su Il Giornale dell’arte (Milano, 15 marzo 1931), rilevando “l’irrealtà fisica” e un “respiro d’infinito” nei suoi paesaggi.
Alla  Quadriennale nazionale d’arte di Roma rassegna alla quale parteciperà fino al 1943,  alla Prima Edizione del  1931 il dipinto Mattino fu destinato dal ministero dell’Educazione nazionale alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e Giorno di sagra fu scelto per una mostra d’arte italiana al Baltimore Museum of art (1931).
E’ del 1933 la partecipazione a Firenza a alla I Mostra internazionale dei sindacati fascisti di belle arti dovePiazza del Santuario a Savona fu acquistato dalla Galleria d’arte moderna di palazzo Pitti; mentre Inverno a Santuario di Savona, comparso con altri sei paesaggi alla XVIII Biennale veneziana (1932), fu acquistato dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e nel 1939 esposto nel padiglione italiano della Fiera mondiale di New York.
Nel 1938 fu nominato accademico di merito dell’Accademia ligustica e un successo di vendite registrò per lui la XXI Biennale di Venezia: Sulle rive della Bormida (Belgrado, Museo Principe Paolo), Bambini in classe (Torino, Galleria d’arte moderna), A Denice D’Acqui (Genova, Galleria d’arte moderna), Inverno nelle Langhe (Venezia, coll. Cassa di risparmio). Due dipinti dello stesso anno, Paesaggio ligure e Paesaggio delle Langhe (1938, Savona, Museo del Santuario di Nostra Signora della Misericordia), furono esposti in occasione della Mostra nazionale del paesaggio italiano I premio Bergamo (1939), mentre Il pittore A. Brilla (1938, coll. priv.), esposto l’anno dopo alla XXII Biennale di Venezia con Bambini in classe (Torino, Galleria d’arte moderna).
A Milano nel 1946 fu pubblicata la prima monografia a lui dedicata a firma di Ugo Nebbia.

Dal 1948 si trasferì a Monchiero (nelle Langhe). Tre anni dopo il Comune di Montechiaro d’Acqui gli conferì la cittadinanza onoraria, allestendo una sua mostra di dipinti ispirati al paesaggio locale. Analogamente fecero i Comuni di Monchiero (1967), Savona (1971) e Torino (1979).
Sue opere a Firenze, Galleria d’Arte Moderna; Genova Nervi Galleria d’Arte Moderna; Roma, Galleria dell’Accademia di San Luca; Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna; Savona, Pinacoteca; Savona, Cassa di Risparmio; Torino, Galleria d’Arte Moderna.

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