Pratorotondo (CN) 1879 – Saluzzo (CN) 1932

Matteo Olivero pittore che ha operato in Liguria

Matteo Olivero nasce nel 1879 a Pratorotondo, piccola frazione del comune di Acceglio, paese dell’alta valle Maira, il giovane Matteo maturerà un forte legame con la madre e le resterà al suo fianco per tutta la vita.

Ritratto della madre


Nel 1891 Matteo e la madre si trasferiscono a Cuneo dove può proseguire gli studi frequentando la Regia Scuola Tecnica emerge in questo contesto il suo talento per il disegno.
Si diploma nel 1895. Allo stesso anno risalgono alcuni sui acquerelli, in uno di questi, dal titolo Vecchio in chiesa, si può scorgere già un certo interesse per la ricerca luministica.
Il talento di Matteo Olivero viene incoraggiato dalla madre.
Nel 1896 venduto il podere di famiglia si trasferisce  a Torino, dove si iscrive al corso preparatorio triennale dell’Accademia Albertina delle Belle Arti.. Durante i primi anni dell’Accademia perfeziona il tratto e la tecnica pittorica.
Nel 1899 accede al quadriennio accademico diventa allievo di maestri come Paolo Gaidano, Giacomo Grosso, Pier Celestino Gilardi e Leonardo Bistolfi, grazie al quale si avvicina anche alla scultura.
È del 1900 la sua prima scultura, il Reietto, un busto in gesso che espone alla Promotrice di Torino.
Nello stesso anno visita l’Esposizione Universale di Parigi, scoprendo il divisionismo e l’arte di Segantini.
A quest’epoca risale anche il busto della madre, che verrà poi apposto sulla lapide di lei e più avanti sostituito da una riproduzione; l’originale è attualmente conservato presso la pinacoteca di  Saluzzo.
È tuttavia per la pittura che ha una predilezione.
L’anno seguente torna alla Promotrice con una grande tela, ‘L lunes, una vasta composizione di figure; questa sarà per lui una delle prime esposizioni pittoriche.
Espone anche l’opera carica di verismo e di quieta drammaticità: Finì ‘d tribulè.

Finì ‘d tribulè

Gli anni dell’Accademia sono segnati da una produzione intensa.
A questo periodo risalgono numerosi studi di figura e ritratti, tra le quali si annoverano il Busto, il Ritratto di vecchio e Autoritratto giovanile.

Autoritratto giovanile

Nel 1902 ritorna ad Acceglio, fra i monti che gli diedero i natali, per concentrarsi sull’opera che esporrà in quello stesso anno alla prima Quadriennale d’Arte di Torino presentando Ultime capanne, quadro con il quale vedrà il suo primo successo; alla medesima esposizione prende parte un non ancora affermato Giuseppe Pellizza da Volpedo con Il Quarto Stato.
I due artisti si incontreranno la prima volta in quell’occasione.
Nello stesso anno reca a Ginevra e St. Moritz, dove ha modo di cedere le opere di Giovanni Segantini, in autunno conosce a Torino il condirettore della rivista “Les Tendances Nouvelles” di Parigi che nel 1904 pubblica un articolo su di lui, con ampi apprezzamenti sulla sua tecnica divisionista.

Inizia il periodo delle grandi esposizioni:  Esposizione di Grenoble e Prima Internazionale di Roma (1904), Biennale di Venezia (1920 – 1926), Prima Esposizione Internazionale di Angers nella Loira (1905), Nazionale di Belle Arti di Milano (1906), Società Amatori e Cultori di Roma, Esposizione di Angers, Promotrice di Genova (1907), Salone Parigino, Quadriennale di Torino (1908,1927), Esposizione Nazionale di Belle Arti di Rimini, Biennale di Venezia, Esposizione della Società Amatori e Cultori di Belle Arti a Roma, Promotrice di Torino e nuovo articolo sulla rivista “Les Tendances Nouvelles”, (1909), personale di 37 opere a Parigi, nel Salon International des Beaux-Arts e des Lettres.
Nel 1910 Internazionale di Belle Arti a Bruxelles, Biennale di Venezia, Promotrice di Torino (1920 -1924, 1929).

Autoritratto ultrafuturista

Intorno al 1913-1915 sono documentate opere realizzate in Liguria , sulla Riviera di levante, dove probabilmente trascorreva le vacanze estive.
Nel 1914 per la mostra di carnevale del Circolo degli Artisti di Torino,  realizza il suo irriverente Autoritratto ultrafuturista, ed è l’anno della sua consacrazione alla Biennale di Venezia con invito all’Esposizione Internazionale di San Francisco e l’anno seguente il municipio di Torino acquista sue opere per la Civica Galleria d’Arte Moderna.
Invia propri lavori all’Esposizione di Arte Italiana a Buenos Aires
Matteo Olivero nel 1926 ha un peggioramento di salute, partecipa alla sua ultima Biennale di Venezia; espone una personale di 48 opere a Cuneo nella Prima Esposizione Provinciale di Belle Arti.
Viene nominato socio onorario della Regia Accademia Albertina e membro della Commissione Artistica permanente di consulenza della Promotrice di Torino, a cui partecipa.
Il giovane pittore, le cui doti erano ormai riconosciute dai suoi maestri, nel 1930, quando la madre muore, cade in depressione; senza di lei sembra non riuscire più a creare e nemmeno a vivere.
La fine è tragica. La mattina del 28 aprile 1932, dopo aver scavalcato l’abbaino del suo studio, si lancia nel vuoto e muore.

Artista che ha vissuto la transizione tra l’Accademia torinese, dove era stato allievo di Giacomo Grosso, e le avanguardie , attento al tema della luce e dei riflessi, portati sulla tela con pennellate fluide, Olivero fu in stretto contatto con Pellizza da Volpedo e si avvicinò nel primo decennio del Novecento al Divisionismo.

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