Milano 1901 – 1977

Gino Moro pittore che ha operato in Liguria

Gino Moro frequentò l’Accademia di Brera seguendo i corsi tenuti da Ambrogio Alciati e alternò l’attività di docenza tra la Libera scuola di nudo e un liceo artistico retto dalle suore Orsoline in via Lanzone a Milano.
Dal 1929, anno del matrimonio con una compagna di studi, Maria Petrini, iniziò a frequentare Luino.
Fu proprio qui che conobbe e divenne amico degli industriali Hussy e Ratti e di Piero Chiara, che gli dedicò alcune pagine critiche.
I riconoscimenti a livello nazionale non tardarono ad arrivare: nel 1930 ottenne il primo premio nella categoria Gioventù (istituito dalla XVIII edizione della Biennale di Venezia) e vinse il Premio Internazionale di Parigi.
Nel 1932 Filippo Turati gli commissionò il ritratto del padre Pietro, oggi conservato nella Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano.
Partecipò alle Quadriennali di Roma, alla Permanente di Milano, alla Mostra d’Arte Sacra di Padova e alla Mostra Nazionale di Bergamo.
È del 1950 un premio ad honorem con menzione speciale, assegnatogli dalla giuria della Società Storico-Artistica Cesare da Sesto; mentre è del 1963 il premio Città di Milano cui seguì, nel 1964, quello presso la XXIII Biennale Nazionale d’Arte di Milano.
Allestì rassegne personali dal 1944, a Varese, Legnano, Milano.
Pur mostrandosi attento alle mutevoli tendenze del mondo dell’arte milanese, Moro aderì alle diverse correnti con l’intenzione di maturare un linguaggio personale calibrando i colori della sua tavolozza su quegli scenari ricorrenti come viale Dante, la chiesa di San Pietro in campagna, la ‘Rotonda’.
È documentata da numerose opere la sua assidua frequentazione della Liguria e i suoi soggiorni a Camogli.

Porticciolo di Camogli

Quello di Gino Moro è un percorso pittorico lungo e articolato, che inizia alla metà degli anni Venti. Dalla fine degli anni ’50 gli echi dell’informale si mescolano ai canoni della tradizione lombarda. Nascono così le opere della “stagione ultima” dell’artista. I preziosi toni bassi, che un tempo i suoi quadri avevano esplorato, lasciano posto a note squillanti, esuberanti, prepotenti. Il paesaggio è ora un addensarsi di materia luminosa. Elena Pontiggia

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