Crema ( CR)  1908 – Miazzina (VB) 1958

Carlo Martini pittore che ha operato in Liguria

Carlo Martini durante gli anni della formazione a Brera ebbe un forte legame con l’Accademia, con le sue istituzioni e le sue personalità, in particolare con Aldo Carpi, di cui Martini fu studente e in anni più recenti anche assistente ed amico.
Di questo rapporto e della stima che Carpi nutriva nei confronti dell’allievo sono testimoni i numerosi interventi sulla stampa e nei cataloghi di mostre ed iniziative in cui il maestro non perse occasione di lodare Martini e la sua pittura.
Scrisse egli infatti: “È un uomo umile, dall’occhio chiaro, che ha la fantasia sempre in moto ed una volontà tenace di vincere, vincere con poesia, coma pittore, per acquistare l’intima soddisfazione di essere, poi di vivere. In sostanza però l’irrequietudine di lui è molto interiore e lo spinge a tentar le vie che veramente gli sono possibili e sulle quali interamente può rispondere del fatto suo. […] Questo essere lui stesso, nonostante i pericoli di impopolarità che questo oggi comporta, è però la misura costante che dura nel tempo, mentre tante cose nuove passano, e può essere la sua fortuna e l’affermazione futura.”
A differenza di Carpi però Martini non si abbandona mai alla pura fantasia o all’astrazione e sceglie sempre ben dentro la realtà non tanto elementi fantastici o astratti, quanto piuttosto delicati e lirici aspetti.
Con un procedimento simile talvolta a quello di Morandi, dedicandosi con una certa frequenza e con risultati di rilievo alla tecnica della litografia.
Negli anni giovanili tuttavia l’arte di Martini fu oggetto anche di giudizi negativi e di stroncature, più o meno velate.
Si parlò ad esempio di «soggezione sofficiana.
A partire dalla metà degli anni Trenta, dopo il periodo di formazione accademica, la pittura di Martini cominciò ad essere accostata all’esperienza del chiarismo lombardo frequentando Del Bon, Spilimbergo, Lilloni, Vernizzi.
Tuttavia quella di Martini al chiarismo non fu una partecipazione vera e propria: la sua predilezione per il tema del paesaggio e la sua “tavolozza di tangenze chiariste” lo avvicinarono di molto al movimento chiarista e ne trassero ispirazione anche nei decenni successivi alla sua nascita, senza però impedirgli ricerche cromatiche personali, a tratti orientate verso esiti pressoché monocromi in verde o in azzurro.
Quello che sicuramente accomunò Martini ai chiaristi fu la ricerca di un’alternativa e di un superamento della tradizione novecentista.
Fu presente alle Mostre Sindacali, partecipò alla IV edizione (1933) della Mostra Sindacale regionale presso il Palazzo della Permanente di Milano con due dipinti, fra cui un Ritratto d’uomo.
Il soggiorno a Londra e in Scozia degli anni 1938-1940 fu occasione per studiare dal vivo la pittura di artisti quali Turner e Constable mentre in Provenza ha concretizzato le sue opinioni e ha posto l’attenzione sugli impressionisti francesi.

Il Tamigi, 1940
Opera che ci mostra lo studio e la conoscenza di un ulteriore corrente artistica, l’impressionismo, ed in particolare di Monet.

Dopo la parentesi bellica, l’attività pittorica di Martini riprese con regolarità ed intensità.
Il tema del paesaggio, l’unica vera costante della storia pittorica di Martini, si arricchì di soggetti quali il Lago di Garda, il sud Italia (Positano e Amalfi in particolare), l’Abruzzo e specialmente le marine della Liguria che conobbe per la prima volta durante i soggiorni di Aldo Carpi.
Nelle opere di questo periodo il tratto divenne essenziale, la tavolozza si impoverì per immortalare quegli ampi orizzonti, il paesaggio era reso con un intersecarsi di colori in cui i verdi e gli azzurri dominano, una forte luminosità pervade le tele, la pennellata si fece sinuosa nel definire le chiome degli alberi, tutti questi furono elementi peculiari che portano alla ricerca ed allo sviluppo di una propria identità pittorica.
l paesaggio di Carlo Martini era, innanzi tutto, uno stato d’animo, per dirla con Amiel.
Né la sua mitezza, il dominio dei toni leggeri, l’economia compositiva, né le tematiche ricorrenti, autorizzavano ascendenze o filtrazioni crepuscolari, l’ascolto di ‘sinfonie in grigio’ e ‘in silenzio’, se si vuol citare per intero, il titolo d’una raccolta di liriche di Corrado Govoni, un grande poeta padano che aspetta ancora di occupare quel posto che gli spetta nel Novecento letterario
” (Aldo Carpi, 1968).
Soggiornò estero all’estero (Berna, Ginevra, Zurigo, Parigi, Bruxelles, Francoforte e Colonia in particolare), mentre a Crema divenne il punto di riferimento di Carlo Fayer e Gianetto Biondini.
Sul piano formale, lo stile pittorico conobbe un nuovo sviluppo, grazie ad una riscoperta dello stile liquido dell’acquarello il cui risultato fu una pittura fatta di “antimateria”, memore ancora una volta della lezione chiarista che costituisce l’ultima fase della pittura di Martini, e forse il preludio ad una nuova ricerca pittorica, interrotta dalla morte.
Partecipò ad alcune fra le principali manifestazioni artistiche italiane del tempo: fu presente per quattro volte alla Biennale di Venezia (nel 1934, 1936, 1948 e 1950), espose al Premio Cremona Battaglia del Grano. Mietitore (1940), al “contrapposto” Premio Bergamo (1941) e alla V Quadriennale di Roma (1949).

Battaglia del Grano. Mietitore, 1940

La retrospettiva più vasta fu quella tenuta a Crema nel 1991, con monografia e catalogo firmati da Alberico Sala.
Alcune sue opere sono conservate presso collezioni pubbliche milanesi: la Galleria d’arte moderna, la Raccolta d’arte dell’Ospedale Maggiore e le Collezioni d’arte della Fondazione Cariplo, dell’Accademia di Brera e della Provincia.
A Milano, la GAM possiede quattro dipinti di Martini: un Paesaggio, acquistato nel 1936 in occasione della Mostra Sociale della Permanente; Portofino, acquistato nell’edizione successiva (1937) della medesima esposizione, in occasione della quale Martini ottenne anche il Premio Sallustio Fornara; Fiori, acquistato in occasione della XX Biennale nazionale d’arte di Milano (1957); Aldo Carpi, all’epoca direttore dell’Accademia di Brera, inaugura la mostra postuma di Carlo Martini a Milano nel 1959.

Si, Carlo Martini era un artista vero, artista nato e di alta nobiltà,
schivo di ogni esteriore esibizione, custode vigile del suo intimo sentire, della poesia che gli cantava nel cuore.
Io che gli fui maestro a Brera agli inizi del cammino nell’arte, devo e non posso diversamente, confermare l’autentica e sana dote di pittore ch’era in Lui

Martini è un poeta della pittura. Molti moderni, invece si sono preoccupati eccessivamente da fare risaltare la tecnica della loro pennellata, ed hanno lasciato da parte il ‘sentimento del quadro’, hanno cioè trascurato ciò che di più bello si dovrebbe riscontrare in ogni quadro: l’interpretazione. E a questo, invece arriva Martini: egli distrugge la materia pittura per arrivare alla giusta e convinta tonalità, alla ricerca di quello che può essere lo spirito ed il senso del vero” (Aldo Carpi, 1968)

Lo studio di Monza

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