Torino 1916 – Milano 1993

Edoardo Krumm pittore che ha operato in Liguria

Edoardo Krumm appartiene ad una famiglia di plurisecolare ceppo lombardo e precisamente legnanese nasce a Torino, essendosi i genitori trasferiti in quella città nel 1916.
Le tradizioni della famiglia (fondatrice della società Cucirini-Cantoni, già Cantoni-Krumm), lo destinerebbero ad una attività industriale e finanziaria ma, sin da ragazzo vi si ribella e, ubbidendo al richiamo di una natura incline all’arte, si trasferisce a Milano dove studia e sviluppa il proprio dialogo con tele e colori all’ Accademia di Brera a Milano sotto la guida di Giuseppe Palanti, Gianfranco Campestrini e Giovanni Lentini.
In particolar modo, la vivacità cromatica e la forza espressiva dei ritratti del Palanti gli forniscono una base “tradizionalista” per avviare quell’opera di ricerca e di scoperta di un proprio personale linguaggio.
Dipinge fino alla seconda guerra mondiale, poi viene chiamato alle armi e fatto prigioniero nel 1943, grazie alle sue doti di pittore, viene notato e comincia a dipingere su commissione ritratti di ufficiali e scene di guerra.
Al termine della guerra rientra in Italia e riprende la sua attività, impegnandosi in una ricerca che durerà diversi decenni sui vari temi della pittura contemporanea, unendola alla lezione dei classici su cui si era formato nel periodo accademico.
Nella sua intensa esperienza artistica, Edoardo Krumm lavora in molte chiese ed oratori del nord Italia ma anche in altre regioni italiane, specialmente in Liguria, (Rapallo, Santa Margherita), sia come pittore di opere sacre e paesaggista, sia come restauratore di dipinti e affreschi.  
Quattro opere di Krumm a carattere religioso sono esposte nella Chiesa del Cuore Immacolato e Addolorato di Maria a Paré, raffiguranti la vita di Gesù: Annunciazione, Epifania, Crocifissione, Morte e Resurrezione.

Da ammirare la sua Via Crucis nella Chiesa dei Santi Nabore e Felice a Milano.
Altri dipinti sempre a carattere sacro si trovano nel Convento dei Frati Cappuccini di Viale Piave a Milano e nell’Abbazia di Santa Maria Assunta in Carignano a Genova.
I soggetti preferiti raffigurano la vita operosa di tutti i giorni, ritratta sia nei luoghi di lavoro sia in situazioni di una quotidianità più intima, pacata e senza tempo.
Innumerevoli i ritratti e i paesaggi colti in un’atmosfera a volte colorata e vivace, a volte cupa e scura ma sempre penetrante.
Una linea aggiornata, nel campo largo della figurazione, il che, è un fatto notevole.
Infatti, dopo essere passato negli anni ’60 attraverso un periodo astratto, Krumm ha fatto tesoro di queste sue esperienze per giungere alle tecniche miste qui esposte che egli chiama “Racconti” senza descrizione, dove egli ci presenta “interni” animati da figure muliebri e da composizioni di oggetti dipinti con rapporti cromatici limpidi, adoperando pochi colori stesi con sapiente accostamento di gialli, rossi, bruni, lisciati in una tecnica che si avvale di lacche e di colle e che danno un piacevole risalto alla sua figurazione.
Per delineare la tradizione culturale cui si ispira Krumm, scrive Raffaele De Grada nel 1992, che egli parte dall’impressione fauve che riportò l’aria pulita nel tardo impressionismo informale, inquadrandola nell’impianto scandito a larghi spazi del cubismo con forti contorni tra un oggetto e l’altro, cosicché si gode la descrizione del tema senza gli indugi descrittivi del naturalismo e l’impaccio delle attenuazioni chiaroscurali.
Ne deriva una visione chiara, un po’ fredda che non è tuttavia quella anonima della decorazione astratta.

Krumm non vuol fare soltanto pittura, vuole descrivere le gioie della propria intimità ma anche ambienti dell’oggi, dove appaiono persone giovani che si affollano in caffè e luoghi di ballo.
Questi quadri ricordano le prime opere del movimento di Corrente che mescolavano arditamente spunti fauve ed espressionisti in grammatiche post-cubiste, i primi saggi di Cassinari e di Treccani ma anche quelli di Italo Valenti e personaggi minori come Casarotti e Donadelli.
È assai strano che l’anziano Krumm, senza voler ripetere quel periodo felice, possa avere la freschezza d’un tempo tanto lontano.
Un’ interpretazione possibile è che egli sia insoddisfatto di tanta pittura informale, che si è ripetuta negli ultimi anni, e che, riconducendosi a sua volta agli albori della protesta antiformalista (quella di Corrente si svolge contro il novecentismo), sia indotto a riaccendere i lumi dell’arte post-impressionista francese, quella di Othon Friesz e di Roger De La Fresnaye.
A Parigi, nell’immediato dopoguerra, L’Ecole de Paris aveva dato, prima dell’epoca informale, ottimi pittori come Fougeron e Pignon, Tal Coat ed Estève che passarono come eredi dei grandi della prima metà del secolo.
Ciò per spiegare la gioventù figurativa dell’anziano pittore che ci insegna a non disperare della vita.
Le sue opere sono presenti in importanti collezioni private sia in Italia che all’estero.

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