Bologna 1896 – Roma 1974

Guglielmo Sansoni Tato pittore che ha operato in Liguria

Tato Guglielmo Sansoni  è stato un artista futurista italiano, uno dei protagonisti dell’aeropittura.
Nel 1920 organizzò un finto funerale per “morire” come Guglielmo Sansoni e rinascere come Tato futurista.
Incontrò Filippo Tommaso Marinetti per la prima volta a Bologna nel 1920 e ne divenne amico.

Caviglioni, Tato e Marinetti, 1920

Nel 1929 assieme ad altri futuristi pubblicò sulla Gazzetta del Popolo il Manifesto dell’Aeropittura.
Nel settembre 1930 lui e Marinetti organizzarono il primo concorso fotografico nazionale, e fra quell’anno e quello successivo proposero il Manifesto della fotografia futurista.
Tato Guglielmo Sansoni fu un uomo dallo spiccato ingegno, si innamora dell’arte senza studiare e aderisce al Futurismo nel 1918, aiutandolo alla diffusione nel nord Italia.
Il movimento ebbe artefici principali di primissimo piano come Ardegno Soffici fino a Francesco Cangiullo, ad artisti plastici che con Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Gino Severini, Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Gerardo Dottori.
Nel 1919, infatti, con Angelo Caviglioni, realizza una serie di manifestazioni futuriste e crea il Secondo Gruppo Futurista bolognese.
Nel 1930 presenta l’opera Aeroplani+Metropoli, rappresenta una città moderna vista dall’alto di un aereo, come se stesse virando. Le strade e gli edifici appaiono in prospettiva, e l’effetto risultante è fluido e dinamico.

Aeroplani+Metropoli

Tato è presente nell’ambito del futurismo nella città della Spezia che rappresenta questa perfetta atmosfera grazie alla presenza di ben due aeroporti, che riverberavano la fama delle trasvolate degli idrovolanti di Balbo (che diede impulso all’aerovita) e grazie al successivo connubio tra lo spezzino Renato Righetti e l’aeropittore Fillia che, negli anni ’30, resero l’ambiente artistico e culturale della città, fino a quel momento del tutto sprovincializzato, straordinario e quasi epico
Prende parte alla Mostra Futurista di Aeropittura e Scenografia di Milano del ’31, con molte opere.
Nel 1941 scrisse l’autobiografia Tato RacconTato da Tato. La figura e l’opera di Tato attendono da anni una sistemazione definitive.

Tato raccontato da Tato (20 anni di futurismo) Con scritti poetici di F.T. Marinetti, Nello Quilici, Paolo Orano, Giuseppe Galassi, Pio Gardenghi, Minos, Bino Binazzi, ecc.

Non è semplice però fissare scadenze, data la vastità del materiale tuttora da esaminare e delle numerose opera inedite da analizzare.
È chiaro, comunque, che allo stato attuale delle ricerche, la figura di Tato va letta ormai “a tutto campo”.
Infatti, egli è pittore, scultore, scrittore, saggista, affreschista, ceramista, arredatore pubblicitario, scenografo, fotografo futurista: questi i filoni più significativi di un impegno che si è sviluppato nell’arco di ben 60 anni. Una personalità complessa, la sua, che ha avuto rapporti strettissimi con i personaggi chiave del futurismo, sin dai suoi esordi.
I documenti che testimoniano la partecipazione al movimento futurista, spesso da protagonista ,non sono stati ancora del tutto messi in luce, né sistemati opportunamente, essendo molto vasto il carteggio composto da corrispondenza, articoli, appunti, memorie.
Lo stesso libro (autografo) “Tato racconTato da Tato”, edito nel 1941, fornisce solo alcune indicazioni e documenta sinteticamente lo svolgersi delle sue numerose esperienze (futurismo, aeropittura, fotografia, scenografia, aeroceramica, arredamento futurista ecc.).
Dal 1919 espone lavori in ceramica alla Triennale di Venezia e alle Esposizioni Internazionali di Berlino, Vienna, Parigi, New York, Bruxelles e Amsterdam, ottenendo riconoscimenti e premi.
Nel 1930 vince con una “aeropittura” il primo premio alla Biennale d’Arte di Venezia e negli stessi anni si afferma con le sue “aeroceramiche”
Nel 1934 ha una sala personale alla Biennale di Venezia e partecipa, con altri futuristi, alla II Quadriennale d’Arte di Roma e alla II Mostra d’Arte Coloniale dove espone alcune piastrelle rettangolari con raffigurazioni inerenti l’Africa e la realtà coloniale.
Nel 1935 realizza, presso Reale Istituto Artistico di Napoli, alcune maioliche in stile futurista.
Tra il 1933 e il 1938 si dedica, in collaborazione con la manifattura “M.G.A.” di Albissola, alla produzione di grandi opere in ceramica tra cui un grande pannello celebrativo della marcia su Roma, donato dall’artista a Mussolini
Dunque, è quanto mai necessaria un’antologica completa nella quale possano essere ordinati e presentati dipinti, tempere, acquerelli, ceramiche, fotografie futuriste: in una parola, tutto quello che egli ha prodotto in vita di un lungo e appassionato impegno, così da illuminare, finalmente, di una luce nuova e “definitiva” la complessa personalità del Maestro.

Strapiombo ligure a Camogli

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