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Genova 1880 – 1955 

Geranzani Cornelio pittore ligure

Artista studioso di ogni problema tecnico legato al cromatismo e alla pittura moderna, abbandonò gli studi di legge per frequentare l’Accademia Ligustica di Genova, sotto la guida di Giovanni Quinzio, maestro ispiratore della generazione pittorica di fine secolo.
La sua prima produzione, orientata verso una profonda indagine della natura, è resa attraverso una pittura a “macchia”, riconducibile alle istanze della cosiddetta Scuola grigia, di cui l’artista visse gli ultimi echi.
Nel 1902  entrò in contatto con l’ambiente divisionista genovese sviluppatosi sul finire del secolo intorno alla figura del pittore Plinio Nomellini (attivo in città a partire dal 1890) e consolidato dalla presenza di Giuseppe Pellizza e Gaetano Previati alle mostre della locale Società promotrice di belle arti.
Sono di questo periodo il Ritratto dello zio, o Il gentiluomo di campagna  e Ragazza con papaveri (1905-07 circa) in cui l’approccio naturalistico viene ripensato in termini di piani cromatici giustapposti.

Ragazza con papaveri, 1905 circa


Il crescente interesse verso i valori ideali della luce e la scomposizione del colore lo condusse, a partire dal 1907 circa, verso un puntinismo di non stretta osservanza scientifica del Divisionismo.
Sono i dipinti eseguiti intorno al 1910 che dimostrano una sua particolare interpretazione del puntinismo (così detto “a mosaico”).

 


Ed è in questo stesso anno che espone col pittore futurista Giacomo Balla a Roma.
Più interessato alla resa del tonalismo atmosferico che non alla traduzione di piani geometrici in un sistema complementaristico, dimostrò una spiccata capacità di dominio della figura, costruita attraverso un uso plastico del colore e una rilevante tendenza “sintetica” di ascendenza cézanniana, evidente nella Bambina di fronte al focolare o nella Figlia del carrettiere (1907 circa)

Figlia del carrettiere, 1907 circa


La sua appare più una ricerca basata sul colore (quindi estetico-decorativa), con un disegno assai semplificato ed in forma geometrica, fino a raggiungere soluzioni quasi astratte.
Colorazioni intense azzurre, rosse e gialle con semplificazioni delle masse; tipiche le opere raffiguranti nudi femminili: La cascata e l’arcobaleno, Sirena, Ninfa al bagno, ecc.
E’ del 1910 l’esordio alla Promotrice di Genova con tre lavori eseguiti quell’anno: Satiro, Il bucato, Capriccetto.
Da quel momento indirizzò la produzione verso un puntinismo più ortodosso, basato sull’attribuzione di valori astratti ai singoli colori giustapposti, come è evidente in Case e strada del 1910 circa  e Bambine che giocano dello stesso anno.
Ancora nel 1910 espone a  Roma alla mostra della Società degli amatori e cultori di belle arti, dove l’artista tornò nel 1923 allestendo una personale.
Risale invece al 1916 la prima personale  allestita  a Palazzo Bianco nell’ambito della LXII Esposizione della Società di belle arti di Genova.


L’artista vi prese parte con ventidue opere, tra le quali Il mago dei bambini del 1915 che segna i definitivo abbandono alla sua tecnica  timbrica.
Giunse, poi, il periodo dei paesaggi crepuscolari, le delicate trasparenze ed il marcato realismo delle nature morte.
Nel 1916 espose a Palazzo Bianco, a Genova e nel 1917 a Milano, presso la Galleria Bollardi, 210 opere.
In quelle occasioni presentò opere di diversa natura: le sensuali Sirene, come scrive Angiolini, di gusto decorativo e letterario, non estranee al clima simbolico-estetizzante introdotto a Genova dal pittore A. De Carolis, attivo presso la rivista L’Eroica già dal 1911.
Tenne una Personale a Roma nel 1923 presso la Società Amatori e Cultori e nel 1932 espose al Palazzo Rosso di Genova.
L’interesse verso un realismo capace di creare suggestivi silenzi lo avvicinò, nella seconda metà degli anni Venti, a certe riflessioni sulla forma avanzate nell’ambito di Valori plastici e di Novecento, come appare in quadri del 1926-28 quali Il caffè mattutino, Bolla di sapone, La piccola domestica, Ragazza seduta.

Bolla di sapone, 1920 circa


Nel 1934 partecipò alla XIX Biennale Veneziana con l’acquerello Gatto sulla sedia confermando la ripresa di tradizioni naturalistiche che caratterizzò la produzione dell’ultimo periodo.
Dopo la partecipazione alla XII Esposizione d’Arte Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti nel 1942 e la II Mostra Regionale d’Arte, Galleria Ranzini nel 1947, si ritirò dall’attività espositiva.
Mostre retrospettive a Genova nel 1956 presso la Galleria Rotta, con sessanta opere, e nel 1968 con settantaquattro opere catalogate che divenne appunto la galleria di riferimento per i collezionisti del pittore.
Suoi dipinti presso la Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi, la Mitchell Wolfson J r. collection di Genova.

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