Diano d’Alba (CN) 1909 – Torino 1973

Franco Garelli pittore e scultore che ha operato in Liguria

Franco Garelli si laureò in medicina e chirurgia, contemporaneamente agli studi universitari si dedicò, da autodidatta, al disegno e alla realizzazione di piccole sculture in cera o legno.
Nel 1927 esordì alla Promotrice di Torino con una, non meglio nota, Testa in cera che aveva presentato alla selezione della mostra.
Nel 1932-33 entrò in contatto con i futuristi Fillia, M. Rosso e P. Oriani, oltre che con lo stesso F.T. Marinetti, con i quali condivise la volontà di aderenza al mondo contemporaneo, in polemica con il recupero dell’arte del passato proposta, in particolare a Torino, da F. Casorati.
Punto di riferimento per le nuove generazioni di artisti torinesi era allora L. Spazzapan, che. frequenterà anche in seguito.
Nella prima metà degli anni Trenta si distinse soprattutto come acuto illustratore caricaturale.

Nel 1936 allestì la sua prima personale al Salone della stampa di Torino esponendo alcuni disegni realizzati in Africa.
Nel corso degli anni Trenta, intanto, la ricerca plastica di Garelli trovava nuovi sviluppi in opere in terracotta di grandi dimensioni, come il David del 1940 che risentono fortemente dell’opera di Arturo Martini, che Garelli ebbe modo di conoscere personalmente nel 1940 ad Albisola, centro ligure di lavorazione della ceramica.

La partecipazione al prestigioso premio Torino del 1947, organizzato da Spazzapan, fu per un trampolino di lancio; nello stesso anno prese parte alla Quadriennale di Torino (partecipò in seguito a molte delle iniziative espositive della Società promotrice di belle arti) oltre che, nel 1948, alla Rassegna nazionale d’arti figurative a Roma (ossia la Quadriennale, dove esporrà regolarmente) e alla Biennale di Venezia.
Le opere di questi anni, come la drammatica serie di disegni dedicati alle Fucilazioni e come l’olio su tela Natura morta esposto alla Biennale veneziana del 1948, mostrano una scomposizione degli oggetti di evidente ascendenza neocubista e picassiana, in sintonia con la temperie artistica italiana del dopoguerra.
In quegli anni la frequentazione costante di Albisola e Vallauris, piccolo centro di produzione ceramica della Provenza dove Picasso lavorava dal 1947, permise di entrare in contatto con A. Fabbri, L. Fontana, T. Mazzotti e A. Sassu.
Tra il 1948 e il 1949 ad Albisola avvenne l’incontro con gli esponenti del gruppo informale nordeuropeo Cobra, A. Jorn, K. Appel, e G. Beverloo (Corneille), con i quali partecipò alle attività del Laboratorio sperimentale di Alba, animato nel 1955 da G. Gallizio e Jorn.
Dal 1951 al 1963 insegnò anatomia artistica all’Accademia di belle arti di Torino, esponeva le opere in ceramica in numerose rassegne, tra cui la Biennale di Venezia del 1950, la Triennale milanese del 1951, il Premio nazionale Albisola del 1954 e il XIII Concorso nazionale delle ceramiche di Faenza del 1955 per poi cominciare a dedicarsi alla fusione in bronzo.
Spingendo la scomposizione cubista e le suggestioni surrealiste, approfondite a contatto con il gruppo Cobra, fino all’esasperazione degli spazi vuoti all’interno del corpo della figura, l’artista giunse a risultati di notevole ambiguità spaziale e intensità drammatica, come in Uomo esposto alla Biennale di Venezia del 1954.
Franco Garelli nel 1954 passò a saldare insieme spezzoni e scarti industriali di ferro, inaugurando una personale tipologia di figura, come avviene in Ulisse del 1955, esposto nello stesso anno alla VII Quadriennale romana, o nelle Figure presentate alla Biennale di Venezia del 1956.
Queste opere segnano l’appartenenza al rinnovamento della scultura italiana verso l’informale, trovando affinità per la tecnica con i contemporanei lavori di E. Mannucci, inaugurando il nuovo linguaggio informale.
In questi anni partecipò a numerose rassegne d’arte nazionali e internazionali, tra le quali il premio Carnegie a Pittsburg del 1958 (vi espose anche nel 1972) e, nel 1959, la Quadriennale di Roma (presentò il suggestivo Guardiano del faro), la Biennale della scultura di Carrara (dove tornò nel 1962, 1965, 1967) e la V Biennale di arti figurative di Anversa (anche nel 1961); prese anche parte a importanti mostre in Italia e all’estero quali “Scultura italiana del XX secolo” a Messina nel 1957 e “Vitalità dell’arte” (Venezia e Amsterdam, 1959-60).
Nel 1963 vinse il concorso per rilievi in opere pubbliche e disegnò un grande mosaico per il lungomare di Albisola.
All’inizio degli anni Sessanta progettò un nuovo studio a Beinasco, presso Torino, dove si trasferì e dove nel 1966 realizzò il Monumento ai caduti su incarico del Comune.
Nella sala personale alla Biennale di Venezia del 1962, presentato da Tapié, propose quattro sculture di quell’anno (tra cui Viene l’estate), nelle quali le lamine di metallo e i relitti meccanici, manipolati e compressi, lo avvicinavano alle contemporanee ricerche new dada di J. Chamberlain.
Tra il 1963 e il 1964 nacquero i Plamec rilievi in poliestere con frammenti di oggetti vari fissati dalla resina e coperti di colore industriale.
Alla Quadriennale romana del 1965-66, dove era commissario, espose fuori concorso le sue nuove “macchine” in ferro, come Alciel.
Ulteriore sviluppo della ricerca plastica si ebbe nella serie dei Tubi, proposta nella sala personale alla Biennale di Venezia del 1966, dove fu presentato da G. Dorfles, nel 1973 espose sei sculture della serie dei Tubi alla Quadriennale di Roma.
Dal 1977 lo studio del Garelli a Beinasco è stato trasformato in museo.
Un gruppo di sue opere è conservato presso la Galleria civica d’arte moderna e contemporanea di Torino.

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