La Spezia 1879 – Torino 1975

Enrico Carmassi scultore ligure

Enrico Carmassi frequentò a Spezia lo studio del pittore Del Santo, che lo introdusse nel mondo del disegno e del colore, ma, soprattutto, lo incoraggiò a iscriversi all’Accademia di Belle Arti della vicina Carrara;
ebbe modo di conoscere e frequentare anche Leonardo Bistolfi.
Tuttavia, nel 1915, all’età di 18 anni, dovette prematuramente abbandonare lo studio, per contribuire a incrementare in famiglia le già misurate risorse,.
Le scarse risorse e lo scoppio della guerra lo costringono ad abbandonare gli studi d’arte nel 1915 per aiutare la famiglia.
È chiamato alle armi nel 1917 e vi rimane fino al termine del conflitto, rientrato s’immerge nel vivace ambiente culturale di cui Spezia è ricca nel dopoguerra.
I circoli culturali cittadini lo trovano sostenitore di un’arte svincolata dai canoni accademici e libera di esprimere una propria mobilità d’ispirazione.
Nel 1922 apre un proprio studio a La Spezia .
Aderisce al movimento futurista pur conservando la propria autonomia di espressione.
La fine degli anni Venti vede la sua attività di scultore raggiungere il massimo del consenso e di successo critico.
Per il nuovo teatro spezzino Monteverdi esegue le statue delle Muse ed i fregi a decorazione della facciata ed i mascheroni per il proscenio.
Espone a Milano, Genova e a La Spezia.
Enrico Carmassi  nel 1934 espone La donna elica alla Biennale di Venezia e, per due volte, è invitato alle Quadriennali romane ( Sesta e Ottava, ove espone, rispettivamente, Ragazzo e Frammento ).

La donna elica, 1934

Negli anni Trenta lo troviamo attivo anche nel campo della critica d’arte.
Importante è poi il suo contributo alla creazione, con Fillia e Marinetti, del più prestigioso evento pittorico spezzino dal 1934 al 1940 e oltre: il Premio di pittura Golfo della Spezia, facendo parte della giuria del medesimo insieme a Maraini e Casorati.
Venne chiamato alla conduzione del Sindacato Fascista Artisti di La Spezia, egli non smentì se stesso, aprendo l’organizzazione  (in qualche misura, ovviamente, politicamente vincolata)  alla scambio di opinioni, al confronto serrato delle idee, alla dissoluzione delle trame e delle pastoie ideologiche preconfezionate.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale comporta bombardamenti e distruzioni alla Spezia: il suo studio è ripetutamente colpito con la distruzione dei suoi lavori.
Nel 1944 sposa Tullia Socin, pittrice trentina che aveva conosciuto in occasione del Premio di pittura spezzino; la coppia condivide a La Spezia lo studio e il lavoro.

Ritratto di Tullia Socin, 1967


Una rappresaglia di soldati nazisti porta alla distruzione dello studio.
Decide allora di trasferirsi a Castellamonte in provincia di Torino, per dirigervi la locale Scuola d’Arte, nel 1958 si trasferisce definitivamente a Torino continuando a svolgere un proficuo lavoro, non solo scultoreo, ma anche di grafica e di ceramica che espone in ripetute occasioni a Torino, Biella Vercelli a Ivrea e ancora a La Spezia.
Con legittima fierezza citava anche le sue opere monumentali e decorative, che erano state e sono ancora collocate in spazi pubblici a Busto Arsizio, Biella, Ivrea, Ventimiglia, Rivarolo e La Spezia, nel cui cimitero urbano  si trova sistemata la sua splendida esedra dedicata ai caduti di Pagliari.
Rileggere oggi l’attività spezzina di Carmassi non può dunque prescindere da un’analisi del suo operato anche in relazione a quello che è stato il suo rapporto con la cultura ufficiale, soprattutto in considerazione della produzione monumentale, che in questi anni non poteva che essere dettata da commissioni pubbliche, ma anche in generale per quanto concerne la scultura che costituiva uno dei veicoli principali della propaganda.

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