Casale Monferrato (AL) 1859 – La Loggia (TO) 1933

Leonardo Bistolfi scultore e pittore che ha operato in Liguria

Leonardo Bistolfi  figlio di un intagliatore di legno, mostrò fin dai primi anni una spiccata vena artistica, che gli valse nel 1876 una borsa di studio per l’Accademia di Brera, dove studiò prima pittura e poi scultura; si trasferì poi all’Accademia Albertina di Torino per seguire i corsi di Odoardo Tabacchi.
Nel 1881 aveva già avviato in proprio un piccolo studio di scultura nel centro di Torino.
Intanto continuava a dedicarsi privatamente alla pittura , specialmente di paesaggio, pratica che lo accompagnò per tutta la vita e si tradusse occasionalmente nella realizzazione di affreschi e manifesti.

La produzione giovanile rifletté fortemente l’educazione milanese e in particolar modo l’influsso della Scapigliatura: il Verismo e il forte spirito antiaccademico di opere come Le lavandaie (1881), Tramonto (1883, Vespero e Boaro (1885) testimoniano il profondo influsso dell’immaginario letterario sulla sua opera.

A queste opere si affiancarono anche molte commissioni per monumenti funebri, dove seguì un approccio radicalmente differente ma molto più significativo per i suoi successivi sviluppi professionali.
L’Angelo della morte, una scultura destinata alla tomba Brayda nel Cimitero Monumentale di Torino, 1882,evidenzia un approccio che favorisce l’ideale e il simbolico sul crudo realismo: caratteristiche che accompagneranno Bistolfi per tutta la sua carriera, specialmente nelle realizzazioni cimiteriali. Distinte da una profonda spiritualità e sensibilità nel trattare il tema della morte, gli valsero l’appellativo di “poeta della morte”.

L’Angelo della morte


Nel corso degli anni Ottanta dell’Ottocento si dedicò prevalentemente alla ritrattistica, altro settore in cui si distinse grazie alla realizzazione di numerosi busti e medaglie raffiguranti personaggi illustri : Vittorio Emanuele II, Umberto I, Edmondo De Amicis.
Riscosse minor successo nei concorsi per monumenti celebrativima, negli anni successivi, probabilmente grazie alla notevole fama che lo circondò dopo il 1905: riconosciuto come il maggior scultore italiano vivente, fu incaricato della realizzazione un monumento a Segantini (Roma, 1906), a Giuseppe Garibaldi (Sanremo, 1907-08), a Zanardelli (lungolago di Maderno, 1908-09) , a Cavour (Bergamo, 1913), a Cesare Lombroso (Verona,1922), a Garibaldi (Savona, 1923), a Giosuè Carducci (Bologna, 1908-1928) e un Monumento ai Caduti (Casale Monferrato, 1928).

Riconosciuto oramai come il maggiore scultore del Simbolismo italiano, Bistolfi ebbe con Genova e la Liguria un rapporto molto intenso: la sua attività e la sua partecipazione, per un periodo di oltre venti anni, alle vicende culturali liguri hanno dato un sostanziale apporto al processo di adeguamento della scultura allo stile e ai contenuti della nuova arte.
Leonardo Bistolfi entrò in contatto con l’ambiente artistico e con la committenza genovese che, tra il 1899 e il 1902, affidò allo scultore la realizzazione di due monumenti funebri a Staglieno: la Tomba Bauer, completata nel 1904, e la Tomba Tito Orsini, collocata nel 1906, dove il connubio tra Simbolismo e un crescente gusto per il decorativismo floreale gli permise di interpretare con gusto ed efficacia le tendenze fin de siécle, attirando su di sé pareri contrastanti,  ma generalmente favorevoli ,da parte della critica.


La Tomba Bauer, completata nel 1904

Le due opere, emblematiche della nuova concezione simbolista della morte, oscillante tra inconfessate pulsioni religiose e laica “religione” del mistero, trovarono ampia eco nella scultura funeraria ligure per tutto il primo quarto del XX secolo e oltre.
Riconosciuto come il maggiore scultore del Simbolismo italiano, Bistolfi ebbe con Genova e la Liguria un rapporto molto intenso: la sua attività e la sua partecipazione, per un periodo di oltre venti anni, alle vicende culturali liguri hanno dato un sostanziale apporto al processo di adeguamento della scultura allo stile e ai contenuti della nuova arte.
Nonostante avesse raggiunto una discreta notorietà già dagli inizi degli anni Novanta, solo al volgere del secolo Bistolfi entrò in contatto con l’ambiente artistico e con la committenza genoves.
Tra il 1899 e il 1902, il suo orientamento verso l’immaginario floreale del Liberty è confermato dal coinvolgimento diretto nell’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative Moderne (Torino, 1902), alla quale contribuì in veste di membro del comitato promotore e con la realizzazione del manifesto ,una variante all’italiana delle grafiche di Mucha.

Leonardo  Bistolfi si schierò apertamente in favore degli sviluppi Art Nouveau con la fondazione de “L’Arte Decorativa Moderna”, periodico torinese nato dalla collaborazione con Calandra, Ceragioli, G. A. Reycend ed Thovez e che presentava numerosi articoli sugli sviluppi internazionali dell’Art Nouveau; nel quale contribuì principalmente tramite illustrazioni.
La sua carriera proseguì arricchendosi di numerosi riconoscimenti: nel 1905, alla sua quarta partecipazione alla biennale di Venezia, gli venne dedicata un’intera sala con oltre venti opere, elogiate da Gabriele D’Annunzio in una poesia dedicata allo scultore.
La sua produzione artistica subì un rallentamento nel dopoguerra, le sue opere  non incontrarono più lo stesso favore critico degli anni della Belle Epoque: ormai i critici erano orientati verso le più moderne tendenze del Novecento, mentre  egli rimase fondamentalmente fedele al suo immaginario simbolista e decadente.
La maggior parte delle sue opere è oggi conservata alla Gipsoteca Leonardo Bistolfi di Casale Monferrato.

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