Pinerolo (TO) 1836 – 1904

Ernesto Bertea pittore che ha operato in Liguria

Ernesto Bertea studiò a Torino con Ernesto Allason, poi a Genova (1858) con Gustavo Castan e a Parigi (1859) con Constant Troyon.
Dal 1857 (L’agguato, paesaggio) e quasi ininterrottamente fino al 1902 espose a Torino presso la Società promotrice delle belle arti, dal 1863 al Circolo degli artisti della stessa città e inoltre a Roma (1883) e a Venezia (1887).
Fra il 1860 e il 1861 conobbe in Svizzera Alfredo De Andrade.
Viaggiò molto: in Italia (tra l’altro a Firenze dove frequentò il caffè Michelangiolo), in Francia, Spagna, isole Baleari, Scozia, riportandone numerosi studi dal vero.
Fu per dodici anni consigliere della Promotrice torinese.
Il suo percorso artistico può essere declinato in tre momenti successivi, ebbe un carattere abbastanza omogeneo.
Dall’Allason, allievo di Carlo Piacenza, e dal calamista Castan fu indirizzato verso un naturalismo descrittivo, con secchezze lineari.
Più determinante, l’esempio del Troyon lo spinse ad aderire con maggiore intensità al motivo naturale e a costruire con robustezza le forme.
Legato da profonda amicizia a Vittorio Avondo, insieme presero posizione in difesa dei quadri di Vincenzo Cabianca e Telemaco Signorini esposti alla Promotrice torinese del 1861.
Quando, circa nel 1860, si formò in Piemonte la scuola di Rivara, ne divenne uno dei componenti , svolgendo un ruolo non secondario per i suoi contatti con i Macchiaioli e favorendo così la diffusione in Piemonte della più avanzata ricerca verista.

Su queste premesse si andò orientando verso un paesaggismo scarno ed essenziale, dalle rare concessioni al descrittivismo e al pittoresco
Per molti anni fu in contatto con Carlo Pittara e con gli altri dei gruppo: ancora nel 1902 in Presso Andorno (Torino, GAM) dava un saggio di pittura compiutamente “rivariana”: ricostruzione aderente, alquanto minuta ma non pedante, di una campagna piemontese.

Il suo stile dimesso e quasi grezzo dà luogo, talora, a opere molto mediocri (Casolare biellese, 1866, Torino, Galleria d’arte moderna, tradotto dal Bertea stesso ad acquaforte nel 1869; Il carro pisano, 1867, tradotto ad acquaforte nel 1870).
Di questo indirizzo, prossimo ai modi del Pittara, si ricorda ancora un bello studio di Paese (Torino, GAM).
Ernesto Bertea fu pittore qualitativamente discontitinuo e impegnato in esperienze diverse: un piccolo studio, Paese con figure, 1863 non sembra estraneo a suggestioni toscane contemporanee, ma anche di  Vittorio Avondo eseguendo una serie di paesaggi ma con risultati più modesti.
Lo stesso si può dire quando affronta temi e modi fontanesiani, come nel concitato romantico Tramonto, 1896 (Torino, GAM), a lungo elaborato.
Di lui si conoscono cinque acqueforti, tratte dai propri quadri (oltre le citate: A fiume morto,1870; Inprimavera,1872; Presso Utrecht,1874).
Trattò la ceramica (ne espose a Torino nel 1880: Pecore al pascolo; Molino; Le prime foglie); è infine da ricordare la sua attività di studioso della storia e dell’arte pinerolese.

1897

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