Criteri di Valutazione

REPERTORIO

PRINCIPALI CRITERI DI VALUTAZIONE

Crediamo sia utile, accennare ai principali criteri che concorrono a determinare il valore delle opere. Vediamoli.

Il periodo di esecuzione (la cosiddetta Epoca).
Di solito, la produzione di un artista, è suddivisa – anche se spesso in modo approssimativo – in diversi periodi espressivi: secondo la sua adesione a gruppi, movi­menti e correnti varie; o, per altro verso, in relazione a vicende legate alla sua matura­zione artistica, che influenzarono la sua pittura.
Questa distinzione provoca, inevitabilmente, una variazione dei valori, a volte rilevante, legata all’importanza che si attribuisce ai periodi suddetti.
Portiamo a esempio il noto pittore Giuseppe Sacheri. Di lui sono più apprezzati i lavori anteriori al 1930; quelli cioè del periodo “ligure” o “olandese”, (ricordiamo anche la sua breve esperienza divisionista, intorno al 1898). Meno considerato il periodo successivo, chiamato “di Pianfei”, dal nome della località in cui si ritirò nel 1927.

L’adesione a importanti gruppi
Come abbiamo sopra accennato è un elemento molto influente sul criterio di valutazione del]’ opera di un artista. A tal proposito, notiamo, quanto la fortuna artistica di Ernesto Rayper, sia intimamente legata alla notorietà della piemontese Scuola di Rivara, della quale egli fu un valido rappresentante, riconosciuto anche a livello nazionale.
Altro esempio pertinente è quello del “pittore di San Fruttuoso”, Rubaldo MerelIo, uno dei rari pittori liguri apprezzati a livello nazionale. Il suo legame ideale e storico con il Divisionismo ha incrementato le sue quotazioni in linea con la generale rivalutazione dei divisionisti italiani.

La rarità
A una maggiore considerazione dei dipinti di alcuni artisti ha contribuito, certamente , la brevità della loro esperienza pittorica (la rarità) e, di conseguenza, a fronte di una domanda sostenuta, la scarsa presenza delle opere sul mercato.
Diversamente, per quegli artisti che hanno operato a lungo, accade spesso che
un certo periodo produttivo venga considerato “tardo” e, come tale, risulti meno interessante per il collezionista.

Il soggetto
Altro elemento fondamentale per la valutazione di un dipinto, è il contenuto della raffigurazione, cioè il soggetto rappresentato. Alla fine del Settecento, e fino a gran parte dell’Ottocento, ricorrevano maggiormente i soggetti storici, i ritratti e le vedute; poi si giunse al paesaggismo en plein air – la pittura dal vero – della seconda metà dell’Ottocento.       .
Alla fìne del secolo, e nel Novecento, la pittura fu sempre più impegnata nella ricerca di nuove espressioni e diversi linguaggi, e sempre meno attenta al soggetto raffigurato, il quale, dal ruolo di protagonista, passò, in breve, a pretesto della rappre­sentazione, diminuendo così, la sua importanza sulla determinazione del valore delle opere. l nuovi indirizzi, più espressionistici, e più intenzionati a rivelare i meccanismi profondi del sentire e gli aspetti psicologici dell’immagine, trovarono, anzi, nei ritratti e nelle figure, più che in altri soggetti, i più idonei veicoli di espressione.
Signifìcativa, a questo proposito, la grande mostra del ritratto italiano, svoltasi, nel 1911, a Palazzo Vecchio in Firenze, alla quale parteciparono, fra gli altri, Pennasilico, Motta, Rambaldi, Salietti e Guerello.
Ovviamente, per gli artisti sopra menzionati, e per tanti altri, il ritratto che di solito viene considerato fra i temi di più difficile commercializzazione, è onorato al pari di una bella veduta di Figari, di Angelo Costa, o di altri noti marinisti.

I soggetti locali
La tendenza a prediligere i soggetti locali (nel nostro caso, le scene portuali e le marine), fa sì che pittori mediocri, che si sono dedicati a tali soggetti (spesso in misura eccessiva e in modo sbrigativo) siano sempre più richiesti, raggiungendo quotazioni elevate e affermandosi oltre i loro meriti. A differenza dei primi anni del Novecento, notiamo oggi, un eccesso di “localismo” che riduce, spesso, l’apprezzamento di un artista a un ambito assai ristretto.
L’interesse collezionistico, limitato alla propria regione, produce, inevitabilmente, un impoverimento culturale e la conseguente, sempre maggiore, disaffezione verso una comprensione e una visione più vasta degli eventi e dei protagonisti di un periodo storico, come l’800 e il ‘900, denso di fermenti artistici e di scambi culturali, che assumono tutta la loro importanza, solo se intesi come fenomeno nazionale.

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