RAIMONDO MARIO (BARBADIRAME)

BARBADIRAME

 

Dolceacqua (IM) 1923 – Bordighera (IM) 2010

Riamondo Mario (Barbadirame) pittore ligure

Mario Raimondo, detto Barbadirame, nacque da una famiglia di umili origini.

La sua vita artistica è iniziata con l’attività di decoratore, e proprio con questo mestiere si trovò presto coinvolto nella realizzazione di numerosi affreschi in residenze private, castelli e chiese di tutta la Riviera dei Fiori e la Costa Azzurra; secondariamente ha voluto completare la sua formazione artistica nello studio di Achille Beltrame, nella città di San Remo, non mancando di formarsi anche nel campo della scultura.
Barbadirame ha avuto anche l’onore di conoscere e diventare amico di uno dei più celebri artisti mai conosciuti: Pablo Picasso, col quale rimase in contatto fino alla sua morte. Lo stesso artista francese, ci ha tenuto a fare almeno una dichiarazione circa il suo amico italiano: “Parlare di giovani pittori non è mia abitudine. Il pittore italiano Raimondo, che nel suo villaggio si chiama “Bardadirame”, lo vedo come un pittore vero, serio, come i lavoratori della terra. Esso implementa le sue opere con sicurezza e semplicità di mezzi. Le pareti di pietra della stagione e tronchi di questi alberi del Mediterraneo hanno la stessa umanità dei loro agricoltori, anche l’eternità, uno che conta”. (P.Picasso)

Numerose sono  le tele da lui create, come dipinti olio su tela, o olio su tavola, oltre ai numerosi quadri e affreschi.
Nella sua lunga carriere di artista, Barbadirame ha avuto modo di raggiungere molti prestigiosi traguardi, tra i quali ricordiamo: il “Premio Francesco Biamonti”, ritirato a San Biagio della Cima. Proprio in occasione di quest’ultimo evento, tenutosi pochi mesi prima della morte del pittore, Francesco Biamonti stesso che di lui scrisse:”i suoi contadini, le sue donne, i suoi cristi hanno perso ogni rozzezza, pur nella verità del loro spessore. Vi sono contadine che hanno nelle mani una grazia tremenda (il pittore non sembra ricordare delle loro mani che la gentilezza), nel corpo sono soffuse di lucori bonnardiani; l’atteggiamento nel lavoro o in quegli interminabili ritorni è minimo, rispetto al puro esistere. Non so se egli esageri con quei fiori in testa e quei seni come frutti maturi, ma è la sua visione, insistita e melodiosa. Apparentemente senza sforzo, si dipana una vita agreste, dal cielo alla terra, dalla gioia al dolore, dalla maternità alla crocefissione tra magagli e rose canine, abbarbicate alle croci … vi è come un’allegria, un’assuefazione come da vecchie capre in un ruminante dolore”.

 

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