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Napoli 1857 – Genova 1940 

 

 

 

Pennasilico Giuseppe pittore ligure

 

 

 

 

Allievo a Napoli dei pittori Gioacchino Toma e Domenico Morelli, nel 1874 fece il suo esordio espositivo alla Promotrice Salvator Rosasi,  trasferì poi a Genova intorno al 1884 poichè è documentata la sua partecipazione al Gruppo d’Albaro che si componeva dei seguenti pittori: Giuseppe Sacheri, Plinio Nomellini, Federico Maragliano, Angelo Balbi, Angelo Costa, Angelo Vernazza, Sebastiano De Albertis, Andrea Figari, il nostro Peppino e negli anni si aggiunsero i più giovani, Eugenio Olivari, Antonio Schiaffino, Orlando Grosso, inoltre i letterati Ernesto Arbocò, Ceccardo di Roccatagliata Ceccardi e Anton Giulio Barrili poi, nel 1915, entra a far parte della “Famiglia Artistica Genovese“.
A testimoniare la sua presenza in quell’anno ci sono due dipinti: Sulle colline di Albaro e A San Nazaro che recano appunto la data 1884.
Data 1887 l’Esposizione Nazionale Artistica di Venezia alla quale presenta due opere: Un raggio benefico e In piccionaia.
Nel 1888 fu invitato all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Bologna (Una mano benefica, Ambiente vecchio vita nuova e In colombaia).
Nel 1890 alla Società Promotrice genovese preseta Notre Dame.
Nel 1891 a Milano alla Prima Esposizione Triennale della Regia Accademia delle Belle Arti di Brera preseta  (Un portico di fioraia a Genova, Colombi) mentre alla II Edizione del nel 1894 (Riposo)
Nel 1892 partecipò all’Esposizione italo-americana che si tenne a Genova in occasione delle Colombiadi, dove fu premiato con la medaglia d’oro (Capri, Pastore con pecore, Pascolo con vacche, Colombi e La giardiniera, quest’ultimo premiata con medaglia d’oro e acquistata dal Municipio di Genova.
Pennasilico si inserì perfettamente nell’ambiente artistico genovese, allora dominato dal tonalismo dei “Grigi”, apportandovi un forte cromatismo ed una predilezione per le scene di genere.
A questo perido vanno ascritte le opere Castagne  (acquistata da Alfredo De Andrade)  e Al delta del Toce presentate nel 1901 alla  Biennale di Venezia (alla quale prederà parte ininterrottamente fino al 1936).
Nel 1899 fu presente all’Internazionale di Berlino con l’opera Il nido nella gerla, e all Prima Esposizione Universale del 900 , invia Colombi.
Altre opere collocabile prima del 1900: Lavori nel porto di Genova, Gli scaricatori del porto, Scaricatori di caolino, Lavoratori all’argano.
Con l’inizio de nuovo secolo notevole è stata la sua attività espositiva: Un saluto all’Internazionale del Principato di Monaco (1901); Sera d’autunno sul fiume Adda e La fine di un sogno alla Quadriennale di Torino (1902);  con La fine di un sogno, Plenilunio sulle rive dell’Adda e Bambina con uva all’Internazionale della Società Cultori Amatori di Roma (1903); La madre, Sera sull’Adda, Ritratto di una dama genovese e Colombi alla  Mostra d’Arte Italiana  a Londra, (1904); Triste alba (opera acquistata per la galleria Nazionale) alla Mostra milanese del Traforo del Sempione (1906); Campagna sulla sera e Le cucitrici presentati alla Seconda Quadriennale di Torino (1908); Beati i miti, L’aria l’acqua il fuoco e Il redattore artistico invitate al Salon d’Autumne di Parigi (1909) con lui alla manifestazione parigina un nutrito di artisti liguri: Maragliano, Meineri, Sacheri, Dodero, Merello, Grosso, Cominetti, Quinzio, Bacicalupo, Calvi, Volpe, Berisso, Giglioli, Bassano, Baroni, Filippini Fantoni.

Del 1917 una sua personale alla Promotrice genovese.


Fu pittore paesaggista, marinista ed abilissimo ritrattista.
Un aspetto particolarmente rilevante della sua arte fu la raffigurazione di animali (celebri i suoi colombi); Orlando Grosso che di lui fu aiutante per quattro anni, raccontava: […] Tratteneva i piccioni che servivano da modelli tenendoli legati a una zampina che teneva buoni con qualche semino aggiunto a parole dolci e carezze”.
La sua fama di ritrattista è invece riconducibile all’esecuzione di numerosi ritratti raffiguranti belle donne genovesi e dame dell’aristocrazia italiana e straniera.
In queste opere, l’attenzione estrema al particolare ed agli elementi decorativi ci riporta quasi ad un realismo settecentesco.
Pennasilico ebbe numerosi allievi, fra i quali ricordiamo Mario Agrifoglio, Antonio Schiaffino, Orlando Grosso (che divenne suo aiuto) e Paolo Stamaty Rodocanachi.

 

Pur mantenendo un legame assai stretto con il mondo artistico genovese, non dimenticò Roma, dove  nella centrale via Margutta mantenne uno studio che frequentava nei mesi invernali allorchè  si aggregava al gruppo dei Venticinque della Campagna Romana, ritraendo pastori con armenti, cascinali e acque stagnanti ritrovo di bufali.
I critici genovesi dell’epoca, per gli stretti contatti con i maestri del realismo napoletano, soprattutto Domenico Morelli e Gioacchino Toma e per i suoi ripetuti soggiorni nella Capitale, lo ritenevano uno dei pittori più aggiornati sulla scena ligure di quel tempo e quindi in grande considerazione.

Nel 1940, pochi mesi dopo la scomparsa del pittore, la Galleria Rotta di Genova organizzò una mostra comprendente numerosi dipinti atti a rappresentare le sue grandi qualità d’artista.