NOMELLINI PLINIO 2-PITTORILIGURI.INFO

 

 

 

 

Livorno 1866 – Firenze 1943 

 

 

 

Nomellini Plinio pittore che ha operato in Liguria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Frequentò, dal 1885 al 1890, l’Istituto di Belle Arti di Firenze, allievo del Fattori.
Frequentò anche i Macchiaioli che influenzarono le sue opere di questo periodo.
Partecipò alla Promotrice fiorentina del 1886.
Alla fine del secolo Nomellini iniziò una sua ricerca nell’ambito del Divisionismo, al quale aderì dal 1890, anno del suo trasferimento a Genova.
Certo è che le ricerche dei pointilliste francesi dovettero suggestionarlo non poco, al punto che è già del 1891 la sua prima opera totalmente divisionista, un ardito esperimento Il Golfo di Genova perché qui il disegno scompare, perché le forme sono costruite solo da quella “fittissima tramatura di piccoli tocchi di pennello” che acquistano una luminosità mai conseguita in precedenza.

 

 

 

 

 

Il Golfo di Genova, 1891

 

 

 

Le sue prime sperimentazioni divisioniste rimontano alla fine degli anni Ottanta: in mostra figura una significativa opera di transizione, il Ricordo di Genova (o Sulla spiaggia) del 1899 .
È una scena ambientata su di una spiaggia ligure, in una giornata di brutto tempo, con grandi nuvole minacciose e cariche di pioggia: una madre sta giocando con un bambino, due uomini chiacchierano sulla riva del mare, altri sono poggiati a una barca.

 

 

 

 

 

 

 

Ricordo di Genova o Sulla spiaggia ,1899

 

 

Nel 1891 dipinse il celebre quadro Piazza Caricamento, opera a sfondo sociale e a tecnica impressionista

 

 

 

 

 

 

 

Piazza Caricamento, 1891

 

 

 

 

Nel suo soggiorno genovese il Nomellini dette vita al “Gruppo d’Albaro”, radunando attorno a sé tutto l’ambiente artistico.
Proprio in quel periodo Nomellini stava vivendo a Genova, dove si era stabilito sin dal 1890, la stagione più feconda del suo percorso creativo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ad Albaro, presa in affitto un’abitazione in via Lavinia, riceveva, insieme ad amici pittori e scultori come lui orientati verso il nuovo, poeti e letterati 
Nel clima d’entusiasmo creatosi nel cosiddetto “Cenacolo di Albaro”, grazie ad un equilibrio finalmente raggiunto dopo il sofferto affrancamento dall’arte e dall’ala protettrice di Fattori, la sua pittura esprime uno dei volti più rappresentativi della tecnica divisionista. Distinguendosi tra i migliori interpreti, in quel periodo si fa notare anche fuori dei confini nazionali, come si evince dai rapporti intrattenuti con l’importante Galleria Bernheim Jeune di Parigi, documentati da due lettere del 9 e del 27 aprile 1895 (Archivio Nomellini, Firenze).
Di lì a breve, infatti, tale matrice dall’ “andamento impressionista e da una tecnica divisionista” si sarebbe connotata di una “significazione idealista”, parole dello stesso Nomellini.
Per quanto è dato conoscere si può quindi guardare ad Ulivi ad Albaro come a una sorta di spartiacque tra la produzione incentrata sulle ricerche del colore e delle sue mescolanze, secondo le teorie di O. N. Rood, e le future suggestioni di carattere simbolista.
Ispirato da un ambiente oramai familiare, il dipinto raffigura uno scorcio dal basso del paese, in un punto in cui le architetture offrono la loro sagoma ai raggi del sole che le inonda con un effetto di luce-spazio-colore dalle accensioni abbaglianti. 

 

 

 

 

 

 

 

Ulivi ad Albaro, 1895

 

 

Una fama cui contribuiscono, oltre l’originalità delle scelte linguistiche di vago indirizzo impressionista, l’assidua presenza alle esposizioni delle Società Promotrici di Firenze, Torino e Genova, e la partecipazione alla Triennale di Milano, dove i suoi quadri figurano a fianco a quelli di altri adepti del Divisionismo: Morbelli, Longoni, Segantini etc.
Fra i pittori citiamo Angelo Balbi, Angelo Costa, Eugenio Olivari, Federico Maragliano, Giuseppe Pennasilico.
Con la partecipazione anche di letterati, quali Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Silvio Novaro, Ernesto Arbocò , Diego Garoglio ed altri.
Nomellini dette vita ad una stagione artistica di grande rilevanza per Genova (e questo fino agli inizi del Novecento).
In questi anni il pittore attuò la svolta simbolista che si concluse con il soggiorno a Torre del Lago (nel 1902), continuando comunque a mantenere rapporti col mondo artistico genovese.
Nel 1898 partecipò all’Esposizione Nazionale di Torino e dal 1899 iniziò ad esporre regolarmente alla Biennale di Venezia.
Nel 1902 espose alla Quadriennale di Torino e via via alle più importanti esposizioni nazionali e internazionali: nel 1904 all’Esposizione di Saint Louis, nel 1909 al Salon parigino, a Monaco (Esposizione Internazionale).
In questo periodo, accanto a dipinti raffiguranti paesaggi con l’inserimento di figure, troviamo opere di profonda matrice simbolica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1907 Nomellini, insieme a Galileo Chini, De Albertis e Previati, partecipò alla Biennale di Venezia allestendo la “Sala del Sogno”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1908 avvenne il suo trasferimento a Viareggio, dove rimase fino al 1918 circa; qui le sue opere furono caratterizzate da una maggior accentuazione fauvista.
Nel 1919 si trasferì a Firenze, compiendo poi numerosi viaggi e soggiorni a Capri e all’isola d’Elba (dal 1927 al 1942).
Collaborò ai quotidiani toscani “La Nazione” ed il “Telegrafo”.
Notevole anche la sua attività di grafico e illustratore tra Liberty e Simbolismo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Espose ininterrottamente alle Promotrici genovesi sino al 1933.

 

 

 

 

 

Scomparve nel 1943, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, dopo aver raggiunto considerevole fama grazie alle partecipazioni alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma, invitatovi dallo stesso regime fascista, del quale aveva realizzate numerose tele celebrative.
Fu la sua stagione meno interessante, ma, oggettivamente, Nomellini non poteva dare di più; il suo mondo era ormai tramontato, e non ebbe la voglia di inserirsi nel nuovo.
Riscoperto negli anni Sessanta grazie a Ragghianti, di Nomellini resta una produzione pittorica caleidoscopica, capace di raccontare l’Italia del dopo Unità, ma soprattutto l’abilità nel raccontare sulla tela una Versilia eroica e primitiva insieme, lontana dalla mondanità di Moses Levy, permeata di poesia e di suggestioni filosofiche; Nomellini ne fece una terra mitica, specchio dello stato d’animo di un’epoca.
Sue opere presso la Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi, la Galleria d’Arte Moderna di Firenze, la Quadreria della Camera di Commercio di Genova, l’Istituto Mazziniano, la Pinacoteca Civica di Imperia, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, Roma, Novara, Palermo, Venezia, il Museo Revoltella di Trieste.

 

 

 

 

 

 

 

 

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