MONTEVERDE GIULIO

IMMAGINE
Bistagno (AL) 1837 – Roma 1917

Monteverde Giulio scultore ligure

E’ stato uno dei più rappresentativi scultori del gusto dell’Italia borghese. De Gubernatis lo definì “scultore ligure eminentissimo”. Cominciò l’attività artistica come intagliatore del legno, dando vita ad una intensa produzione di crocifissi, dopo un periodo a Casale Monferrato presso la bottega dei Bistolfi, si trasferì a Genova. Nel 1859frequentò i corsi di Ornato e Figura dell’Accademia Ligustica , dove rimase quattro anni seguendo i corsi di nudo di S. Varni il cui linguaggio cautamente naturalista risentiva dell’influsso di L. Bartolini, ma fu per lui una vera e propria scuola anche l’attività scultorea che fioriva in quegli anni nel cimitero di Staglieno. Nel 1865 si trasferì a Roma studiando all’Accademia di S. Luca. Le sue prime opere rientrano nel gusto aneddotico in auge in un particolare momento, che esprimono al meglio il realismo dell’autore e l’intento di concretizzare l’idea positivistica di progresso, ed anche assumono artisticamente una novità di accento ed invenzione. La sua scultura il Genio di Franklin fu esposto a Milano nel 1872 e acquistata dal Chedivè d’Egitto per il Museo del Cairo. Molte le sue opere, e tra quelle che riscossero immediata fama al suo tempo è da ricordare il primo Monumento a Mazzini, realizzato nel 1876 su richiesta degli emigranti di Buenos Aires. Dal 1890 fa sue alcune suggestioni del simbolismo, soprattutto nelle opere funerarie destinate al cimitero monumentale di Staglieno, la svolta simbolista trovò il suo culmine nel gruppo marmoreo Idealità e materialismo a cui lavorò fin dal 1899, pensando di presentarlo alla Esposizione universale di Parigi del 1900, ma che terminò solo nel 1908 e presentò alla Esposizione universale di Roma del 1911. Lo scultore mostra un elevato livello di professionalità e qualità, tuttavia cede troppo alla ricerca del successo, da cui lo scadere di molti monumenti nell’allegorismo di una sorpassata moda ottocentesca o nella ripetizione di comodo; non entra mai nella ricerca d’avanguardia, ma pare indirizzarsi nella prima metà degli anni settanta verso ricerche ottico-percettive, fase che definisce un suo campo sperimentale, per la trasformazione con una materia rapida, non aneddotica, più attenta ai dati della luce che alla correttezza del disegno, raggiungendo una certa elasticità non priva di aspetti moderatamente sintetici. Negli ultimi anni dimostrò di saper accogliere i mutamenti del linguaggio artistico, poiché nel 1911 appoggiò il bozzetto del giovane Baroni nel concorso per il Monumento ai Mille di Quarto.

 

  

 

 

 

 

 

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