GIOVANNONI CARLO

 

 

 

 

La Spezia 1915 – 1997

Carlo Giovannoni pittore e scultore ligure

 Sin da giovanissimo rivela spiccate attitudini per il disegno ed è accolto nello studio dello scultore Angiolo Del Santo (1882-1938), frequentato continuativamente per nove anni sino alla morte dello stimatissimo maestro.
Nel volume La scultura a Genova e in Liguria – Il Novecento lo scomparso Franco Sborgi (1944-2013), insigne docente dell’Università di Genova, osserva che la produzione di Giovannoni, iniziata a metà degli anni Trenta, “sembra essere moderatamente sensibile alle esperienze futuriste, che hanno notevole presa nell’ambiente spezzino: e ciò nonostante la formazione alla scuola di Del Santo”.
L’artista, già nel 1935, espone a Genova alla Rassegna Nazionale Sogni di madre; nel 1937 a Palermo alla Mostra dei Giovani; nel 1938-39 alle Mostre Sindacali Interprovinciali e nel 1942, sempre nel capoluogo ligure, alla Mostra degli Artisti Italiani in Armi. La sua pittura, riconoscibile per le frizzanti accensioni cromatiche, ha un’importanza altrettanto rilevante al pari della scultura. Fedele al clima dell’astrazione Giovannoni propone interpretazioni autentiche del paesaggio, della figura umana e non solo (Maternità, Pescatori, Cavalli, ecc.), non rinunciando ad una misurata intonazione poetica. Il collega genovese Sandro Cerchi (1911-1998) lo reputa per l’appunto “un poeta che si serve per le sue poesie dei colori e dei segni”.
Nella vivace situazione spezzina degli anni post-bellici Giovannoni è una presenza attiva ed è consapevole che l’arte è uno straordinario veicolo di idee. Nel 1948 è tra i fondatori con Gino Bellani (1908-2003), Gian Carozzi (1922-2008), Guglielmo Carro (1913-2001), Vincenzo Frunzo (1910-1999), Bruno Guaschino (1907-1990) e Giacomo Porzano (1925-2006) del celebre Gruppo dei Sette, la cui prima mostra nel Palazzo della Provincia della Spezia è molto lodata dal pittore Corrado Cagli (1910-1976). L’artista anconetano persuaso della preparazione dei sette pittori spezzini li affianca il 15 aprile 1949, presentando alla Spezia con parole di sincero apprezzamento la mostra del collettivo nella centralissima via Chiodo. Nello stesso anno Il Gruppo dei Sette partecipa alla 1a edizione del Premio Nazionale di Pittura Golfo della Spezia e alla Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea di Asti; nel 1951 alla Rassegna della Pittura Astratta Italiana a Milano e alla 1a Mostra d’Arte in Vetrina a Firenze.
Nel frattempo Giovannoni mantiene inalterata la passione per la scultura, realizzando opere strettamente legate all’area della figurazione, interpretata con indiscutibile personalità. Conclusasi nei primi anni Cinquanta la lusinghiera parentesi del Gruppo dei Sette ciascun artista prosegue ricerche autonome destinatarie nei decenni successivi di non pochi apprezzamenti critici. Giovannoni è invitato alla VI Quadriennale di Roma del 1951, meritato riconoscimento all’impegno profuso nella pittura e nella scultura. Nel prestigioso evento romano la pattuglia spezzina è di elevata qualità. Con Giovannoni ci sono Gino Bellani, Enrico Carmassi (1899-1976), Vincenzo Frunzo, Augusto Magli (1890-1962), Navarrino Navarrini (1892-1980) e Angelo Prini (1912-1999).
Il nutrito percorso espositivo di Giovannoni fa tappa in numerose città italiane, tra cui Bologna, Forte dei Marmi, Genova, Livorno, Milano, Palermo, Parma, Ravenna, Sassari, Savona, Suzzara, Torino, Trento e, ovviamente, La Spezia. Nel 1958 è la Libreria-Galleria Adel di Attilio Del Santo, nobilitata da mostre di artisti di alto prestigio ad ospitare una sua personale.
Confermando la disponibilità al confronto Giovannoni nel 1959 è compartecipe con Carlo Calogero Datola (1911-1976), Rino Mordacci (1912-2007) e Angelo Prini (1912-1999) della nascita del Gruppo La Spezia. È il critico Ferruccio Battolini (1923-2007) a scrivere le singole presentazioni sul catalogo della mostra del 4 maggio 1959 alla Galleria Giardino a Lugano. Il pittore-scultore, presente con dieci tele, dichiara di perseguire “una visione dell’invisibile e dell’indistinto, senza cadere nei fronzoli narrativi, senza parole roboanti, con un linguaggio stringato, di buon gusto e, possibilmente, intelligente”. Altre città straniere, tra cui Amburgo, Barcellona, Colombo, Lubecca, Toledo e Tunisi, sono mete di esposizioni dell’artista spezzino, del quale merita di essere sottolineata l’invidiabile versatilità. Negli anni Cinquanta-Sessanta, infatti, affronta con esiti soddisfacenti la fotografia, girando anche ottimi cortometraggi.
Nella sua via artistica assume un’importanza di rilievo la pluridecennale stagione documentata dalle periodiche personali alla Galleria Il Gabbiano, che lo annovera sin dagli anni 1967-68 tra i promotori con Fernando Andolcetti (1930), Cosimo Cimino (1939), Mauro Manfredi (1933-2004), Clara Milani (1925-1998) e Giuseppe Saturno (1938-1989).
Nello specifico ambito della ricerca plastica molti lavori dello scultore adottano soluzioni post-cubiste. Taluni richiamano giustamente la straordinaria esperienza di Marino Marini (1901-1980), citata in splendide sculture lignee. Di tutto rispetto è, poi, il capitolo relativo ai temi sacri, che censisce opere di grande formato custodite in varie chiese della Spezia e provincia. La Via Crucis e l’Altare (1982) della parrocchiale di San Bernardo alla Chiappa, Il Cristo deposto (1965) della chiesa di N.S. della Salute, il Sacro Cuore nel santuario di Sant’Antonio, nonché altre opere nelle chiese di Follo e di Licciana Nardi, attestano “un metodo di lavoro capace di dare vita a forme e volumi mai celebratori di miti, bensì portatori di un’autoriflessione e di un atteggiamento attivo che penetra nel contenuto della rappresentazione”. È uno stralcio del testo di chi scrive pubblicato sul catalogo dell’elogiato omaggio ospitato al Centro “S.Allende” e promosso nel 1984 dal Comune della Spezia per onorare, con le parole dell’assessore alla Cultura Mario Farina (1930-2011), “un protagonista di esperienze diverse, rimasto fedele ad una sua intima coerenza e moralità, schivo di successi facili, pago, si direbbe, di lavorare con attenzione sapiente le materie a lui congeniali, i segni e i colori, i legni, l’argilla, il bronzo”.
Gli anni Novanta, causa problemi di salute, registrano una limitata attività. Si ricordano la Mostra antologica a Pignone del 1992, gli inviti alla rassegna Scultori in Liguria nel secondo ‘900 a Santa Margherita Ligure (1995) e all’Art Expo di New York (1995). Carlo Giovannoni muore alla Spezia il 13 dicembre 1997.
Nel febbraio 2010 l’Associazione Arteelibertà ha richiamato la pregevole testimonianza del Gruppo dei Sette con una mostra al Castello San Giorgio, comprendente dipinti della Collezione Battolini. Su Giovannoni, oltre a Battolini, Cagli, Cherchi e Sborgi, hanno scritto validi studiosi, tra cui Ingeborg Brandt, Luigi Bernardi, Hans Theodor Flemming, Enrico Paolucci, Renato Righetti, Tristan Sauvage, Piergiorgio Sommovigo e Miklos Varga. (Valerio P. Cremolini)

 

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