GARIBBO LUIGI

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Genova 1782 – Firenze 1869 

Garibbo Luigi pittore ligure

Allievo presso l’Accademia Ligustica di Genova nel 1802, subì l’influenza del pittorevedutista Giolfi. Il suo esordio come incisore che lo portò alla notorietà attraverso la diffusione, avvenutanel 1821-22 a cura di Giò Batta Carpineti, di due stampe raffiguranti due tragici episodi per Genova.La burrasca che colpì la città nel 1821 e che il Garibbo interpretò raffigurandone i tremendi effetti sul porto; veduta ancora legata al gusto romantico della natura, caratteristici i fasci di luce che si aprono tra le nuvole, eseguito ad arte il primo piano a tinte assai scure.
La seconda stampa raffigura la grande piena che nel 1822 distrusse Ponte Pila.
Data al 1833 il suo trasferimento a Firenze; risiedette brevemente anche a Roma e a Napoli. Fu essenzialmente un pittore vedutista, abile incisore e disegnatore attento; la sua arte trae origine dalla pittura vedutistica tradizionale, di spunto settecentesco con intenti analitici e sensibile all’imminente sviluppo delle tecniche fotografiche.
Le sue raffigurazioni documentano immagini della vecchia Genova, dei suoi antichi palazzi, delle sue chiese, rese con notevole precisione, dal vero. Documenti di notevole importanza storica che testimoniano le grandi trasformazioni che, nell’ottocento, interessarono la nostra città.
Il Garibbo, s’interessò, con eguale passione, alla meccanica, all’ottica, all’acustica e all’aeronautica. Nel 1850 ideò un ingegnoso sistema che permetteva di vedere il panorama della città di Napoli, dipinto a tempera, sulle pareti di una camera circolare: ciò poteva avvenire attraverso un complesso sistema di luci e di effetti speciali.
Dal 1855 al 1867 partecipò alle mostre annuali della Promotrice elaborando opere raffiguranti paesaggi e vedute delle numerose regioni che visitava. Grazie all’amicizia e alla protezione di Maurizio Dufour (socio promotore dell’Accademia Ligustica di Belle Arti) ottenne la nomina, nel 1859, di Accademico di Merito.Nonostante ciò la vendita delle sue opere avveniva con una certa difficoltà.Le sue opere quando raffigurano ambienti architettonici risultano ancor più fedeli alla tradizione settecentesca, ma quando l’artista affronta soggetti meno noti (colline, ville, giardini, ecc) vediamo prevalere la raffigurazione della natura, del vero, di una modernità per l’epoca, veramente notevole.
E proprio in questi casi, il Garibbo, ottiene i migliori risultati quando i valori pittorici prevalgono sull’illustrazione.Nel 1867 egli donò al municipio di Genova un album contenente 80 acquerelli, vedute di Genova e dintorni; l’anno successivo donò un secondo album con 100 tra acquerelli e disegni, con vedute di Firenze, della Toscana, della Campania, delle Alpi e in minor numero della Liguria.Le sue opere furono presentate a numerose importanti esposizioni: Mostra di pittura ligure dell’800 a cura di M. Labò, 1926 (2 opere); Mostra di Pittori liguri dell’ottocento, Palazzo Rosso 1938, a cura di O. Grosso (2 opere); Mostra Tecnico Storica del porto di Genova, Palazzo San Giorgio 1953, a cura di O. Grosso; Mostra di Genova nelle vecchie stampe, Cassa di Risparmio 1970 (28 opere). Il Garibbo morì a Firenze nel 1869, in via Porta Rossa, dimenticato da tutti.Sue opere a Genova, Accademia Ligustica di Belle Arti, Camera di Commercio, Collezione Topografica del Comune (Museo Sant’Agostino), Collezione Cassa di Risparmio, Palazzo Rosso, Gabinetto Disegni e Stampe, Prefettura; Firenze, Galleria degli Uffizi.

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