CORSI DI BOSNASCO GIACINTO

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Torino 1829 – 1909

Corsi di Bosnasco Giacinto pittore che ha operato in Liguria

Seguì gli studi di legge, mentre apprendeva la pittura privatamente nell’atelier di un pittore piemontese, Balbiano di Colcavagno. Dopo la laurea (1849) entrò nella carriera amministrativa superiore, ma la abbandonò nel 1854 per potersi dedicare in modo più continuativo alla pittura. Non rifiutò tuttavia vari incarichi politico-amministrativi che costituirono un impegno costante di tutta la sua vita.
Il suo impegno nelle istituzioni artistiche torinesi è attestato, oltre che dalla ininterrotta presenza nel Comitato direttivo del Museo civico fino all’anno precedente la morte, dalla partecipazione al Comitato esecutivo della IV Esposizione nazionale di belle arti tenuta a Torino nel 1880 e alla commissione ordinatrice (classe di architettura) dell’Esposizione generale italiana di Torino del 1884, dall’ufficio di facente funzione di vice presidente della Società promotrice di belle arti (1897), dall’incarico di presidenza del Circolo degli artisti (1903-04) e dalla nomina a professore onorario dell’Accademia Albertina.
Questa costante attività pubblica non gli impedì di dedicarsi con assiduità alla pittura e al dibattito culturale, come dimostrano l’imponente massa di opere presentate a Torino all’Esposizione Generale Italiana 1898, alle Promotrici di belle arti dal 1890 al 1907, alla Quadriennale del 1902 ; a Milano all’Esposizione Nazionale di belle arti del 1891 e 1894 e alla Permanente del 1903; dal 1863 al Circolo degli artisti torinesi e la partecipazione sia pur saltuaria a mostre di Genova.
Nei primi paesaggi di grande impegno, legati al paesismo piemontese classico di Beccaria e di Piacenza, di taglio già vasto, si vede il pittore acquistare robustezza nell’uso dei volumi e delle luci.
Lo stabilizzarsi della sua tematica dal 1860 su paesaggi di foreste e paludi sembra comunque confermare la riflessione sulla pittura dei maestri di Barbizon.
Dai temi paesistici presentati nelle mostre della Promotrice, si può ricostruire negli anni seguenti una serie di soggiorni frequenti in Liguria, e più saltuari in Sardegna e in Olanda, cui corrisponde un successivo sviluppo stilistico. Dai tardi anni sessanta, abbandonato il tonalismo quasi monocromo tornò infatti al colore intenso, di pasta densa e lavorata, e produsse senza quasi più mutare registro fino alla morte quadri di imponenti dimensioni per lo più sul tema dei grandi spettacoli naturali con predilezione per il mare soprattutto della Riviera ligure, talvolta le Alpi si alternano in queste visioni ampie e profonde, di grandi ambizioni spettacolari, che ne fecero il maggior marinista piemontese del secolo. La pittura più d’effetto dei Salons parigini, ma anche il marinismo furono i suoi modelli ispiratori in questo periodo assai fortunato, come attestano le vendite e le riproduzioni incise, anche se i contemporanei avvertirono una certa monotonia nella sua tarda produzione. Della tela La brezza marina (1867) fu elogiata da un pittore non certo tradizionalista né incolto come Pastoris.
Di successo furono anche Ricordo del golfo di Genova, Dopo la tempesta – Scogliere presso Portovenere, Dopo il naufragio (1879) e i Primi raggi presentati all’Esposizione Nazionale di Torino del 1880.
La produzione continuò anche negli anni successivi, come appare dai titoli delle tele inviate all’Esposizione generale del 1884 e all’Esposizione nazionale del 1898 e dalla Grande marina, datata 1906, ancora presso gli eredi.

 

 

 

 

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