CASTIGLIONE GIOVANNI BENEDETTO (IL GRECHETTO)

 

 

grechetto

Giovanni Benedetto Castiglione (Il Grechetto)

 Genova 1609 – Mantova 1664

 

Nato il 23 marzo del 1609, il Grechetto è documentato nella città natale fino al 1627, dove si formò mediante la lezione di Giovanni Battista Paggi; cinque anni dopo è menzionato nei registri della chiesa di Sant’ Andrea della Valle a Roma, ove sogg­iornò, frequentando l’Accademia di San Luca e visitando brevemente Napoli (1635), non oltre la fine del decennio. Nuovamente a Genova nel febbraio del 1639, Giovanni Bene­detto, sposatosi il 15 marzo 1640 con Maddalena Cotuzia, operò nel centro ligure con assiduità fino al 1647, anno nel quale raggiunse ancora Roma. I continui sposta menti porta­no l’artista di nuovo a Genova nel 1650, dove è ancora docu­mentato sei anni dopo, a Venezia nel 1660 e a Mantova nel 1661, ove instaurò importanti contatti con i membri della fam­iglia Gonzaga. Nel corso dello stesso anno l’artista giunse prima a Parma e poi a Genova, dove è ancora presente nel 1664. La morte lo colse nella città gonzaghesca il 5 maggio del 1664.

Giunto a Roma nei primi anni Trenta del Seicento, il Grechetto ­entrò in contatto con l’articolato ambiente culturale locale e arricchì il proprio substrato genovese-fiammingo con lo studio dei raffinati linguaggi di Claude Lorrain, del Poussin e di Pietro Testa. Risale a questo momento la produzione dei primi dipinti con paesaggi, esemplificata dal Viaggio di Giacobbe (New York, collezione privata), firmato e datato 1633; in questo perido l’artista iniziò anche la propria attività di incisore, come documenta il foglio con un Giovane pastore, eseguito nel 1638 ) profondamente suggestionato dal linguaggio del Lorrain. Se in questi primi esempi il lussureggiante ambiente in cui vengo­no dispostii personaggi costituisce una componente dominante ­nelle opere successive l’elemento paesaggistico viene spesso ridotto a brevi scorci nascosti dalla presenza in primo piano delle suadenti e dinamiche figure disposte tra frammenti mar­morei, scintillanti utensili o variegati gruppi di animali, come mostrano il Sacrificio a Pan (Ottawa, National Gallery of Ca­da) o il Diogene alla ricerca dell’uomo del Prado. Nei rigogli­osi paesaggi retrostanti, talvolta delimitati da montagne svett­anti tratteggiate da insistite pennellate azzurre, sono spesso collocati anche i protagonisti del tema raffigurato, costruiti con veloci tocchi utilizzando colori alquanto pacati, la cui presen­za come nella tela con Adamo nel Paradiso terrestre viene adombrata dai prediletti e ridondanti brani di natura morta o dai nuclei compatti di animali.

 

 

 

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