BIANCHI EGO

 

BIANCHI EGO

Castel Boglione (AT) 1914 – Cuneo 1957

Bianchi Ego pittore e ceramista che ha operato in Liguria

Dopo la giovinezza trascorsa nell’astigiano e gli studi di pittura avviati all’Accademia Albertina di Torino Torino con i maestri Giacomo Grosso e Cesare Maggi, contrasse nel 1939 una grave forma di tubercolosi che lo costrinse a frequenti e prolungati ricoveri presso sanatori in Liguria e Piemonte. Fino alla morte, sopravvenuta nel 1957 per un attacco difebbre asiatica, Bianchi visse soprattutto a Mondovì e Cuneo insieme alla moglie Dada Rolandone, anch’ella pittrice e mantenendo al contempo contatti frequenti con gli ambienti artistici di Milano (dove strinse in particolare amicizia con Bruno Cassinari e Aligi Sassu), della Riviera ligure di Ponente e della Costa Azzurra.
L’esperienza della malattia condizionò fortemente l’opera di Bianchi, sia per quanto riguarda i soggetti – esemplare in tal senso è il malinconico quadro I due prigionieri, dipinto nel corso di un soggiorno in sanatorio – che per la sensibilità generale della sua pittura, dove le atmosfere coloristiche, inizialmente applicate a temi di paesaggio tradizionali, lasciarono progressivamente il posto a visioni fantasmagoriche e febbrili cariche di echi post-impressionistici e cubisti, creando opere definite dall’autore stesso “introspezioniste”.
Oltre che pittore, fu anche ceramista, con una produzione risalente agli anni cinquanta e realizzata perlopiù nei laboratori di Albisola (presso la Giuseppe Mazzotti manifatture ceramiche) e a Vallauris, dove entrò anche in contatto con Pablo Picasso, del quale seguì alcuni corsi in Costa Azzurra.
Pertecipò alla Biennale di Venezia del 1936, dove espose sedici acquefortie due olii.
Dopo la morte, gli furono dedicate retrospettive nel 2007 (cinquantenario della morte), nel 2010 e nel 2014 (centenario della nascita).
Opere di Bianchi sono conservate presso la collezione Ferrero di Cuneo e al Museo Giuseppe Mazzotti 1903 di Albissola Marina.
Nel volume “Cinquanta ceramisti italiani 1952-1957”, Tullio Mazzotti presentando Ego Bianchi, scrisse: “Ego Bianchi è sceso al mare. E non poteva che venire ad Albisola. Di sangue piemontese Ego Bianchi è un’artista completo al quale i colleghi e i critici più diffidenti riconoscono alte qualità di estro e di gusto. (…) Vedendo lavorare Ego Bianchi mi sono domandato se questo giovane non appartenesse ad epoche remote e non fosse consanguineo di Melis, Fantoni, Gambone o Zauli in quanto il vaso nasce dalle sue dita e vive del fiato creativo dell’artista. (…) che confida soltanto nel fuoco prestigioso ed eterno delle sue mani. (…) con queste osservazioni che sono garanzia di mestiere e della validità artistica di Ego Bianchi, dò il benvenuto in Albisola al geniale ceramista”. Qui ebbe modo di conoscere un gruppo d’artisti che concorsero a fare la storia del Novecento: Aligi Sassu, Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Agenore Fabbri, Renato Birolli, Enrico Baj ed Emilio Scanavino.

 

 

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