BERTOLOTTO GIO LORENZO

 

Gio Lorenzo Bertolotto

Genova 1646 – 1721

 

Nato a Genova nel 1646 (BELLONI, 1981), fu l’artista di maggior rilievo di una famiglia che vide attivi come pittori a partire dal secolo precedente l’avo Filippo, mediocre ritrattista, il padre Michelangelo e, dopo Gio Lorenzo stesso, suo figlio Michelangelo (SOPRANI – RATTI, 1768-1769).

Avviato alla pittura sotto la guida del padre, un artista di limitate possibilità, il Bertolotto, dimostratosi nel frattem­po «d’un ingegno assai perspicace», fu mandato verosimil­mente fra il 1661 e il 1663  a perfezionarsi presso la bottega di Gio Benedetto Castiglione (SOPRANI-RATTI, 1768-1769).

La puntuale biografia che il Ratti dedica all’artista, renden­do conto delle numerose e talvolta anche prestigiose com­missioni affidategli per palazzi e chiese genovesi, ben atte­sta la fortuna di cui Gio Lorenzo godette presso i contem­poranei: fortuna della quale si ha anche un preciso riscon­tro nel giudizio espresso su di lui da Marcantonio France­schini, che lo giudicava: «un de’ più eccellenti Professori, che avesse allora la nostra città” (SOPRANI-RATTI, 1768­-769). Un parere, questo, certo non condiviso dalla critica più recente, sostanzialmente concorde nel ritenere il Bertolotto un artista tendenzialmente eclettico, do­tato più di capacità inventive che di abilità tecnica, attento in particolare ai modi del­l’Assereto prima, quindi del Castello, del Piola e del Mera­no, in sintesi «un pittore facile e discontinuo che orecchia i modi stilistici dei grandi maestri con i quali viene a contat­to durante il lungo arco della sua vita» (GAVAZZA, 1987).

Fra le opere citate dalle fonti che il Bertolotto eseguì per importanti committenti genovesi, merita soprattutto atten­zione il Ricevimento di Giovanni Agostino Durazzo, am­basciatore dei Genovesi alla corte di Maometto IV a Co­stantinopoli (Genova, collezione privata): un grande quadro da sala dipinto per Eugenio Durazzo, considerato dalle fonti il capolavoro dell’artista (SOPRANI-RATTI, 1768-769).
Alcuni pagamenti risalenti agli anni 1679-1680, resi noti da C. Marcenaro (1965), rendono poi conto dell’attività svolta dal Bertolotto a palazzo Rosso, al servizio di Ridolfo Maria Brignole Sale, per il quale egli eseguì «frisi» e «recanti», verosimilmente elementi del sistema di incorniciatura degli arazzi posti a decorare alcuni salotti di quella dimora.

Numerose sono poi le opere dipinte dall’artista per gli oratori genovesi, fra le quali la Santa Teresa in estasi di San Carlo; poche tuttavia quelle datate o databili con certezza.
Andata perduta la pala con la Decollazione di San Gioacchino per la chiesa di San Domenico, che il Ratti (1768­) diceva eseguita nel 1666, costituiscono attualmente un punto fermo nella cronologia del Bertolotto.
Il San Filippo Neri in adorazione della Vergine della chiesa di Sant’Erasmo (Genova-Voltri), siglata e datata, e il bel Martirio di  San Bartolomeo, ora nel convento dei Cappuccini di Piacenza, firmato e datato 1701.

L’iconografia di un bozzetto sicuramente autografi Giano che presiede alla costruzione delle mura di Genova (Genova, collezione privata) indica inoltre che questa piccola tela con ogni probabilità fu realizzata per il concorso indetto nel 1700 per la decorazione di palazzo Ducale, mentre sulla scorta delle indicazioni del Ratti (1768-1769) la grande pala per l’oratorio di San Giacomo della Marina raffigurante San Teodomino vescovo di Irida che cerca la spoglia di San Giacomo, un dipinto di cui già il biografo rilevava scarsa qualità nella generale durezza, nella «fiacche tinte, e meschinità ne’ dintorni», fu eseguita dall’arti torno al 1720.

Il Bertolotto morì a Genova nel 1721 (SOPRANI-RATTI, 1768).

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