ASSERETO GIOACCHINO

 

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Gioacchino Assereto
Genova 1600 -1649

 

Il Soprani lo dice nato nell’anno 1600, attendibile, seppure per quanto sembrano sug­gerire alcune circostanze, sposti tale da­ta di poco più avanti.

A dodici anni entra nella “stanza” del Borzone, passando poi, a meno di sedici, a quella dell’Ansaldo. Altri pretende invece ch’egli sia ri­masto a scuola dal Borzone per anni diciassette, proseguendo poi ancora, ormai trentenne, sotto l’Ansaldo che è  conside­rare, contro ogni evidenza, l’Assereto tutt’altro che precoce e “spiritoso” pittore – come lo dicono le notizie e, più, le opere – ma quale ritardato mentale davvero un mostro di natura.

Operò invece per trent’anni, stimatissimo – specie dagli “intendenti” – prima di morire meno che cinquantenne nel 1649 (Soprani).

Castelnovi oltre a precisare la data di morte, il 28 luglio 1649, riporta notizie sui figli del pittore, morto giovanissimo; non si conosce, inve­ce, la parentela con un Antonio, noto orafo documentato nel 1626, e un Orazio, pittore di ornati e di prospettive, narra nel 1691 mentre dipingeva a Palazzo Rosso. Stranamente declinata fin quasi a svanire la sua fama postuma, se ne deve al Longhi (1926) – com’è noto – la “resurrezio­ne”, e gloriosissima.

L’ordinamento del «corpus» asseretiano, che anche con suc­cessivi contributi è andato definendosi, è stato ostacolato dalla scarsità delle opere datate o data bili superstiti (solo una segnalata dal Soprani, p. 170, l‘Apollo e Marsia nel Pa­lazzo Airoli poi Negrone, ma assai tarda, 1644).

Del ’36 è invece datato il San Francesco in estasi con un an­gelo musicante,  conservato a Genova presso la Collezio­ne CARIGE.

 

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