EDOARDO DE ALBERTIS – PITTORE SCULTORE LIGURE – OPERE PRESSO LA GAM DI GENOVA – DIVISIONISMO E SIMBOLISMO IN LIGURIA

Divisionismo e simbolismo in Liguria

È la sala dedicata ai protagonisti del rinnovamento artistico di fine secolo in Liguria, all’assunzione delle poetiche del simbolismo e della tecnica divisionista, a Plinio Nomellini, a Edoardo De Albertis e a Rubaldo Merello in particolare.

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Plinio Nomellini a Genova

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Plinio Nomellini (Livorno 1866 – Firenze 1943)
Nuova gente o gente nuova, 1909
Nodale, per l’affermazione del divisionismo a Genova, fu l’arrivo in città, nel 1890, di Plinio Nomellini (Livorno 1866 – Firenze 1943), di formazione macchiaiola, allievo di Giovanni Fattori. La sua presenza nel contesto artistico locale fino al 1902 fu determinante per lo svecchiamento della pittura ligure, ancora molto arroccata sugli ultimi esiti del postimpressionismo, grazie ai contatti che egli intrattenne con gli ambienti artistici milanesi, esponendo proprio nel 1891 alla prima mostra Triennale di Brera, dove Gaetano Previati presentava la celebre Maternità, manifesto del divisionismo “liberty”. Amico di molti artisti e letterati liguri, ma in particolare di Edoardo De Albertis e di Luigi De Servi, coi quali lavorò alla decorazione della villa di Giacomo Puccini a Torre del Lago, Nomellini lasciò a Genova preziose testimonianze della sua intensa attività. Si segnalano innanzitutto le due grandiose tele d’impronta divisionista Nuova Gente o Gente Nuova e Il Cantiere (di cui si espone anche il bozzetto della collezione Wolfson), entrambe presentate nel 1909 alla Biennale di Venezia, prima di essere accolte nel Municipio di Sampierdarena, veri manifesti della vocazione industriale e cantieristica del ponente genovese.
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Plinio Nomellini (Livorno 1866 – Firenze 1943)
Il cantiere, 1909
Seguono ancora I corsari, opera d’arcaica impaginazione (una sorta di pala con predella) del 1908, ispirata al simbolismo di vaga marca letteraria, con suggestioni sinestetiche wagneriane nella modulazione delle cromie concepite come note di una sinfonia; La Fiera di Pietrasanta, del 1916, smagliante visione in movimento di un turbinoso paesaggio in festa. Nella vetrina si possono ammirare alcuni bronzi di piccolo formato – un ritratto, un bassorilievo, alcuni battenti, una coppa – degli scultori Angiolo del Santo (La Spezia 1882 – 1938), Eugenio Baroni, le cui opere più significative sono esposte al piano ammezzato della villa, G. B. Salvatore Bassano (Gavi Ligure 1874 – Genova 1951) e due else di spada. Una in bronzo, firmata da Edoardo De Albertis, del quale si dirà nel paragrafo successivo, per celebrare nel 1923 l’ammiraglio Luigi Rizzo; e la seconda eccezionalmente eseguita in gesso da Rubaldo Merello, meglio conosciuto per i dipinti che si espongono in uno spazio di questa stessa sala.

La scultura di Edoardo De Albertis

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Edoardo De Albertis (Genova 1874 – 1950)
Hyades, 1914
Non meno interessante il simbolismo neomichelangiolesco di Edoardo De Albertis, il gusto per la materia non finita e per le suggestioni letterarie che gli provenivano dall’amico poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi: ne sono testimoni i gessi Deucalione e Pirra, che l’artista preparò per un grande sedile in pietra artificiale colorata presentato nella sezione delle arti decorative all’esposizione di Milano del 1906, realizzata per celebrare il traforo del Sempione; il Pensiero, del 1913 circa, modello per la Tomba Ferrando Roggero, figura di forte segno plastico riconducibile alle Sibille michelangiolesche della Cappella Sistina; l’Autunno, un bronzo vibrante ma attardato nella scelta stilistica del simbolismo, realizzato per l’ingresso della Sala ligure allestita all’Exposition des Arts Décoratifs di Parigi del 1925.
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Edoardo De Albertis (Genova 1874 – 1950)
Deucalione e Pirra, 1906

Rubaldo Merello

 
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Rubaldo Merello (Isolato Valtellina 1872 – Santa Margherita Ligure 1922)
Paesaggio, Portofino, Il promontorio di Portofino, 1914

In un piccolo cabinet posto sul lato sud del sala 11 sono visibili le opere di Rubaldo Merello (Isolato Valtellina 1872 – Santa Margherita Ligure 1922). Al simbolismo di Nomellini e di Previati, ma anche alle novità portate a Genova da Giuseppe Cominetti, alla matrice decadente delle tragedie di Sem Benelli (del quale frequentava probabilmente la biblioteca nel castello di Zoagli), alla sinuosità delle linee liberty fa riferimento Merello, raro scultore ed elegante disegnatore, noto tuttavia soprattutto per i paesaggi dedicati al promontorio di Portofino, alla piccola insenatura di San Fruttuoso, con la torre dei Doria dove abitava modestamente, ma in costante aggiornamento culturale. Visioni interiorizzate di una natura proposta attraverso il filtro intellettuale di colori innaturali, il blu cobalto, il rosso, il giallo, il verde acceso diventano le sigle cromatiche, spesso fortemente materiche, delle sue tele.

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Rubaldo Merello (Isolato Valtellina 1872 – Santa Margherita Ligure 1922)
San Fruttuoso di Camogli, 1907

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