Archivio della categoria ‘News’

La mostra ripercorre la complessa e articolata esperienza artistica di Rubaldo Merello, uno dei maggiori pittori liguri del Novecento, alla luce di una nuova sensibilità critica. Se infatti una rilettura della sua opera era già stata avviata negli anni Settanta riconoscendone il risalto nazionale, la mostra di Palazzo Ducale intende far luce anche sul contesto storico in cui Merello si formò e all’interno del quale riuscì ad emergere.

Se da un lato infatti il confronto con i maggiori artisti dell’epoca, come Segantini, Previati, Pellizza da Volpedo e Nomellini permette di collocare le ricerche di Merello nell’ambito generale del Divisionismo, una più approfondita lettura critica consente dall’altro di individuarne una cifra del tutto originale, più introspettiva ed intima, legata al radicale e prolungato isolamento dell’artista prima a Ruta di Camogli, poi a San Fruttuoso e Portofino. Lì, nel suo personale microcosmo, egli trovò la concentrazione necessaria per una totale immersione nell’arte, e il paesaggio che costantemente ricompose nelle sue tele si trasformò ben presto nella rappresentazione di un più profondo paesaggio interiore. Sono chiare in questo senso le suggestioni simboliste e post-impressioniste, nonché le inquietudini estetiche della cultura fauve, all’epoca appena agli esordi. La straordinaria vicenda artistica e umana di Rubaldo Merello non può pertanto essere ridotta a un fenomeno di carattere locale, e la mostra di Palazzo Ducale, illustrando anche la sua attività di scultore e disegnatore, intende riconoscerne tutta l’importanza all’interno del Novecento.

A cura di Matteo Fochessati e Gianni Franzone

Sottoporticato
Palazzo Ducale
piazza Matteotti, 9
16123 Genova
Orario
dal martedì al venerdì: dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19,
sabato e domenica: dalle 10 alle 19
Aperture straordinarie
1 novembre, 8 dicembre, 26 dicembre, 1 gennaio, 6 gennaio: dalle 10 alle 19
Biglietti
intero 10€
ridotto 8€
ridotto speciale 5€
scuole 4€
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Firenze 21 Settembre – 26 Ottobre 2017

Galleria del Palazzo – Coveri

La mostra è un’importante occasione per conoscere da vicino il lavoro di Antonio Giuseppe Santagata, artista completo e poliedrico di origine ligure, ancora oggi poco conosciuto dal grande pubblico eppure straordinario esponente della produzione artistica del ‘900, dagli anni ‘20 e no agli anni ‘80.

Un’iniziativa che intende valorizzare una delle sue molteplici attività presentando una serie di cartoni di grandi dimensioni eccezionalmente conservati grazie alla sensibilità della Casa d’Aste Cambi e in parte presentati al pubblico ad ‘Antiqua’ nell’edizione del 2000. Se normalmente il cartone rappresenta una delle fasi preparatorie indispensabili all’esecuzione della pittura murale, per Santagata diventa esso stesso una forma d’arte e, travalicando la sua unica funzione di strumento, assume un preciso valore degno di essere conservato ed esposto.

Le opere 

I cartoni in mostra sono relativi ai cicli dipinti da Santagata nell’arco di circa un decennio nella Casa Madre dei Mutilati e Invalidi di Guerra a Roma (Salone delle Adunate 1928-32; Corte delle Vittorie 1936-38), nella Casa Littoria di Bergamo (1940) e nella Casa del Mutilato di Milano (1942), dove nel 1953 torna a realizzare, sul prospetto esterno, due pannelli a mosaico raffiguranti ‘Il reinserimento nella vita lavorativa dei mutilati reduci di guerra’. Sono cartoni forati, disegnati nel dettaglio a carboncino: la foratura veniva fatta sovrapponendo il cartone disegnato ad un secondo foglio di carta, che veniva poi utilizzato per la trasposizione della composizione su muro tramite spolvero. Al termine di questa operazione, perciò, il foglio utilizzato, forato ma privo del disegno, conservava solo le tracce nere del carbone ed essendo stato usato, un aspetto più degradato causato dal contatto diretto con l’intonaco umido.

A Roma, i due cicli di affreschi furono commissionati dall’ANMIG (Associazione Nazionale tra Mutilati ed Invalidi di Guerra), sotto la direzione di Marcello Piacentini, architetto dell’edificio, e Carlo Delcroix Presidente dell’associazione, rispettivamente nel decennale e nel ventennale della Vittoria della I Guerra Mondiale. A Bergamo, Santagata vinse il concorso indetto per iniziativa della Federazione bergamasca dei Combattenti per celebrare l’eroe bergamasco Antonio Locatelli, triplice medaglia d’oro al valore militare. A Milano, gli affreschi per il salone, commissionato sempre dall’ANMIG, utilizzano il cartone vincitore della Biennale del 1942 nella sezione ‘Opere ispirate alla guerra’.

Firenze, Lungarno Guicciardini 19 – info mostra: beatrice@galleriadelpalazzo.com – 055 281044

PER INFO SUL PITTORE ANTONIO GIUSEPPE SANTAGATA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal 4 al 17 Settembre a RAPALLO

(Oratorio dei NERI)

il “realismo spiritualistico” nell’arte di Fed Ferrari

 

Lunedì 4 settembre 2017 si inaugura a Rapallo (Oratorio dei Neri) un’importante mostra (postuma) di opere dell’artista-pittore Fed Ferrari, (1917-1997) nel centenario della nascita.

Fed Ferrari ha vissuto in prevalenza in Liguria (Genova – S. Margherita Ligure) dove ha espresso con singolare intensità il suo “realismo spiritualistico”.

Tutto il suo “percorso” si articola dai ritratti più famosi (Cardinale Siri di Genova – Donna Vittoria Leone…) alle rappresentazioni di paesaggi e “nature morte” nella tecnica dell’olio e pastello; dalle memorie della “Genova scomparsa” alle sacralità più indecifrabili (agonia della ragione – saga paganiniana – trapasso di un’anima…) sino all’impegno per le immagini molto impressive dei “trifulau” (cercatori di tartufi). E’ la polivalenza di un “figurativo” interiorizzato, ricco di suggestioni e visioni inafferrabili, comunque riconducibili ad una quotidianità meditata ricercata e spiritualmente interpretata.

Creare” per scandagliarsi e ritagliarsi una dimensionalità alterna ed esterna alle tematiche localistiche per itinerari di larghi orizzonti (l’artista ha lavorato parecchio tempo a Parigi, in Spagna ed in altre località europee, senza dimenticare le esperienze americane e russe): questa è stata la sua progettualità esistenziale.

Creare” per confrontarsi sempre con la forza della Natura per la vita e per la morte (“Grande Natura Morta genovese”…). Dunque una “filosofia” artistica, differenziata, tra le molte tecniche utilizzate, adatta ad riformulare con pregnante passione il flusso della vita nello spirito e dello “spirito” nel prodigio del mistero.

Dal 4 al 17 settembre dunque un “evento” atteso a Rapallo che testimonia l’intramontabile memoria di un Maestro Fed Ferrari protagonista dell’immagine nell’Arte del Novecento.

L’evento è promosso dall’Associazione “I Musicanti del Castello” con il patrocinio del Comune di Rapallo; lunedì 4 settembre alle ore 18.00 due momenti significativi: l’introduzione con cenni storici sul pittore a cura del prof. Agostino Calvi, un momento musicale meditativo con gli artisti Giovanna Savino (flauto), Luigi Colombini (sax soprano) e Guido Ferrari (organo). Un piacevole rinfresco chiuderà la manifestazione.

La mostra proseguirà sino al 17/09 con orari di apertura al pubblico: 10-13 e 15-19.

 

Per ulteriori info sul pittore FED FERRARI

 

 

 

Se vuoi trovare un dipinto di qualità di pittori liguri tra Ottocento e Novecento visita lo studio IDAL800900 di Franco Dioli.

L’sitituto di documentazione arte ligure dell’Ottocento e Novecento  rilascia per ogni opera certificato di autenticazione e archiviazione come previsto dal Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, Art. 64
“Attestati di autenticita”

 

per info:  www.pittoriliguri.info

        

SEGANTINI MUSEUM ST.MORITZ

28 agosto 2017 14:22 | 0 commenti

 

 

 

 

 La vita 1896/1899, olio su tela, 190×322 cm ( a sinistra)    
La natura 1897/1899, olio su tela, 235×403 (al centro)   
La morte
1896/1899, olio su tela, 190×322 cm (a destra)

 

 

 

 

PLINIO NOMELLINI

 

dal 13 Luglio 2017 al 5 Novembre 2017

Luogo: Seravezza – Palazzo Mediceo

23263__Nomellini

 

Dal Divisionismo al Simbolismo
verso la libertà del colore
a cura di Nadia Marchioni
 
13 luglio – 5 novembre 2017
PALAZZO MEDICEO
SERAVEZZA (LU)
 
 
A quasi vent’anni dall’ultima esposizione monografica, riflettori di nuovo puntati su Plinio Nomellini, maestro della pittura italiana, con una mostra tra le più interessanti ed attrattive dell’estate in Toscana. Teatro di questo atteso ritorno è lo splendido Palazzo Mediceo di Seravezza, patrimonio mondiale Unesco, al cuore di una terra, la Versilia, che l’artista livornese frequentò ed amò in uno dei periodi più fecondi della sua vita. La mostra – “Plinio Nomellini – Dal Divisionismo al Simbolismo verso la libertà del colore”, a cura di Nadia Marchioni – si potrà visitare dal 13 luglio al 5 novembre. In esposizione oltre novanta dipinti, suddivisi in sette sezioni, che ricostruiscono l’intero percorso artistico di Nomellini contestualizzandolo per la prima volta nella vitale atmosfera della sua epoca e facendo emergere il dialogo che legò il pittore ai maestri e agli artisti che lo accompagnarono negli anni della formazione e della prima maturità. Una prospettiva originale, che intende riaprire il discorso critico su un artista di straordinaria rilevanza nel panorama figurativo fra Otto e Novecento, destinata ad offrire nuovi stimoli alla comprensione dell’opera di Nomellini. In esposizione, molti capolavori ed opere inedite.
 
L’ultima grande mostra dedicata a Nomellini, datata 1998, si tenne al Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno e alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze. Pochi anni prima era stata proprio Seravezza ad ospitare un’esposizione centrata sullo specifico momento creativo versiliese dell’artista, che visse intensamente questo territorio – soffermandosi a lungo soprattutto a Torre del Lago e alla Fossa dell’Abate – dai primi del Novecento fino al termine della prima guerra mondiale.
 
«Diversamente da una tradizionale esposizione monografica», spiega la curatrice Nadia Marchioni «questa nuova mostra non si limita a presentare le sole opere di Nomellini ma le affianca e le mette in relazione con le suggestioni del contesto culturale in cui l’artista operò, con una particolare attenzione ai primi e fecondi anni di attività, quando la sua giovane personalità fu più permeabile alle suggestioni esterne e, al contempo, foriera di sempre nuove sperimentazioni».
 
Dagli esordi, accanto al maestro Giovanni Fattori e ai macchiaioli Silvestro Lega e Telemaco Signorini, alle giovanili sperimentazioni fiorentine vicino ad artisti anch’essi giovani (fra cui Kienerk, Müller, Pellizza da Volpedo) la mostra rivela l’attenzione che Nomellini dedicò alla problematica sociale, il suo progressivo avvicinamento al divisionismo, la declinazione simbolista della sua visione della natura e della storia, per giungere a documentare l’intensissima stagione versiliese (1908-1919) e seguire infine l’opera dell’artista negli anni Venti e Trenta, quelli della maturità. Fra le molte opere selezionate per questa grande esposizione, veri capolavori come La diana del lavoro del 1893, che Nomellini realizzò negli anni in cui frequentava i circoli operai genovesi ed esponenti dei movimenti anarchici e socialisti, oppure i suggestivi La colonna di fumo (1900) e La ninfa rossa (1904), in cui emerge prepotente una visione più simbolica della realtà, o ancora i disegni originali che Nomellini realizzò per illustrare le poesie di Giovanni Pascoli, con il quale stabilì un profondo legame. In grande evidenzia, naturalmente, le opere della stagione versiliese (tra queste, La fiera a Pietrasanta del 1912-1913), anni in cui, come spiega ancora Nadia Marchioni “la solarità del litorale versiliese trasformò la tavolozza del pittore in una caleidoscopica celebrazione della natura e contribuì alla maturazione di una visione edenica del paesaggio”.
 
Per la messa a punto del progetto la curatrice si è avvalsa del supporto di un comitato scientifico e di consulenza presieduto da Carlo Sisi – tra i massimi esperti dell’arte italiana dell’Ottocento e Novecento – e composto da Silvio Balloni, Aurora Scotti e Andrea Tenerini. La mostra è accompagnata da un elegante catalogo edito da Maschietto Editore con le riproduzioni a colori di tutte le opere esposte e testi di Nadia Marchioni, Vincenzo Farinella, Silvio Balloni, Mattia Patti, Aurora Scotti Tosini.
 
«Siamo orgogliosi che proprio la nostra città riaccenda l’attenzione del pubblico e della critica su Plinio Nomellini dopo così tanto tempo dall’ultima grande esposizione a lui dedicata», commenta il sindaco di Seravezza e presidente della Fondazione Terre Medicee Riccardo Tarabella. «Ed ancor più siamo lieti di farlo accogliendo un progetto culturale così complesso ed articolato, che valorizza non solo l’artista ma anche il luogo di cultura più rappresentativo del nostro territorio, Palazzo Mediceo, il monumento versiliese che più di ogni altro lega questa terra alla tradizione storico-artistica della Toscana e alla bellezza dei percorsi medicei».
 
 
LA SEDE ESPOSITIVA
PALAZZO MEDICEO PATRIMONIO UNESCO
 
La Villa Medicea di Seravezza (Lu) è un complesso architettonico costituito dal Palazzo, dal giardino, dalla cappellina e dalle scuderie. Il Palazzo, fatto costruire da Cosimo I de’ Medici, ha caratteristiche e funzioni diverse rispetto ad altre residenze medicee della Toscana, caratterizzandosi per un’estrema semplicità stilistica: una residenza dalla struttura solida, elegante, tra i migliori esempi di architettura signorile toscana non urbana del periodo. L’edifico principale, il Palazzo, fu costruito tra il 1561 e il 1565 come residenza temporanea per le frequenti visite del Granduca alle cave di marmo e alle miniere d’argento della zona. Rimase per molti anni residenza estiva dei Medici e successivamente degli Asburgo-Lorena e di altre famiglie nobili toscane fino all’Unità d’Italia, quando il palazzo divenne sede del Municipio e tale rimase fino al 1967. Riconosciuto nel 2013 Patrimonio Mondiale dell’Umanità e inserito nel sito seriale delle “Ville e Giardini Medicei della Toscana”, è oggi un polo culturale in cui si svolgono importanti esposizioni d’arte e di fotografia e rassegne teatrali, è sede del Museo del Lavoro e delle Tradizioni Popolari della Versilia Storica, della Biblioteca Comunale e dell’Archivio Storico.
L’intero complesso e le attività che in esso si svolgono sono a cura della Fondazione Terre Medicee, braccio operativo del Comune di Seravezza in ambito culturale. La Fondazione svolge un’intensa attività di promozione e diffusione delle arti e della cultura, di recupero della memoria, di valorizzazione del territorio e delle tradizioni.
 
www.palazzomediceo.it
www.terremedicee.it
 
 
LA MOSTRA
 
Titolo
Plinio Nomellini – Dal Divisionismo al Simbolismo verso la libertà del colore
a cura di Nadia Marchioni
 
Inaugurazione
Giovedì 13 luglio 2017 ore 18.00
 
Esposizione
da venerdì 14 luglio a domenica 5 novembre 2017
Palazzo Mediceo di Seravezza (Lu), viale Leonetto Amadei 230
 
Info
Biglietti – intero 7 euro; ridotto 5 euro; biglietto famiglia 14 euro (due adulti con ragazzi fino a 14 anni) – I biglietti si acquistano direttamente in loco presso la biglietteria di Palazzo Mediceo
Orari
dal 14 luglio al 3 settembre: dal lunedì al venerdì, ore 17:00 – 23:00; sabato, domenica e festivi, ore 10:30 – 12:30 e ore 17:00 – 23:00 – dal 4 settembre al 5 novembre: lunedì chiuso; dal martedì al sabato, ore 15:00 – 20:00; domenica e festivi: ore 10:30 – 20:00
 
Catalogo
“Plinio Nomellini – Dal Divisionismo al Simbolismo verso la libertà del colore”, Maschietto Editore – formato 24×30, 184 pagine, 32 euro – Dal 13 luglio nel bookshop della mostra al Palazzo Mediceo di Seravezza; dal 20 luglio nei bookshop e in libreria

 
Visite guidate e attività per i più piccoli
Visita guidata – tutti i martedì dalle 19 alle 20 – costo 10,00 euro (ingresso ridotto + guida)
Visita a misura di bambino – tutti i giovedì dalle 19 alle 20 – costo 6,00 euro
Divertiamoci imparando LAB – tutti i lunedì dalle 17,30 alle 19 – costo 6,00 euro
Visite e attività didattiche sono tutte a prenotazione obbligatoria
Per info e prenotazioni – Galatea Versilia 339 8806229 | 349 1803349
 
Contatti
Fondazione Terre Medicee – viale Leonetto Amadei 230 – Seravezza (Lu)
Telefono: 0584 757443, 0584 756046 – Fax: 0584 758161 – segreteria@terremedicee.it
 
Ufficio Stampa
Stefano Roni, Scatizzi De Prà & Partners – 335 7720573 – stefano.roni@scatizzidepra.it
 
Cartella Stampa Online
https://drive.google.com/drive/folders/0Bz-SM2-wBU0CWEFmSnUzUnp2UW8?usp=sharing
 

 

Luogo: Seravezza – Palazzo Mediceo

PER INFO SUL PITTORE PLINIO NOMELLINI

www.pittoriliguri.info/pittori-liguri/nomellini-plinio

 

 

 

 Plinio Nomellini pittore che ha operato in Liguria

Livorno 1866 – Firenze 1943

 

Frequentò, dal 1885 al 1890, l’Istituto di Belle Arti di Firenze, allievo del Fattori. Frequentò anche i Macchiaioli che influenzarono le sue opere di questo periodo. Partecipò alla Promotrice fiorentina del 1886.
Alla fine del secolo Nomellini iniziò una sua ricerca nell’ambito del Divisionismo, al quale aderì dal 1890, anno del suo trasferimento a Genova.
Nel 1891 dipinse il celebre quadro “Piazza Caricamento”, opera a sfondo sociale e a tecnica impressionista.
Nel suo soggiorno genovese il Nomellini dette vita al “Gruppo d’Albaro”, radunando attorno a sé tutto l’ambiente artistico.
Fra i pittori citiamo Angelo Balbi, Angelo Costa, Eugenio Olivari, Federico Maragliano, Giuseppe Pennasilico.
Con la partecipazione anche di letterati, quali Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Silvio Novaro, Arbocò ed altri, il Nomellini dette vita ad una stagione artistica di grande rilevanza per Genova (e questo fino agli inizi del Novecento).
In questi anni il pittore attuò la svolta simbolista che si concluse con il soggiorno a Torre del Lago (nel 1902), continuando comunque a mantenere rapporti col mondo artistico genovese.
Nel 1898 partecipò all’Esposizione Nazionale di Torino e dal 1899 iniziò ad esporre regolarmente alla Biennale di Venezia. Nel 1902 espose alla Quadriennale di Torino e via via alle più importanti esposizioni nazionali e internazionali: nel 1904 all’Esposizione di Saint Louis, nel 1909 al Salon parigino, a Monaco (Esposizione Internazionale).
In questo periodo, accanto a dipinti raffiguranti paesaggi con l’inserimento di figure, troviamo opere di profonda matrice simbolica. Nel 1907 Nomellini, insieme a Galileo Chini, De Albertis e Previati, partecipò alla Biennale di Venezia allestendo la “Sala del Sogno”. Nel 1908 avvenne il suo trasferimento a Viareggio, dove rimase fino al 1918 circa; qui le sue opere furono caratterizzate da una maggior accentuazione fauvista. Nel 1919 si trasferì a Firenze, compiendo poi numerosi viaggi e soggiorni a Capri e all’isola d’Elba (dal 1927 al 1942). Collaborò ai quotidiani toscani “La Nazione” ed il “Telegrafo”.
Notevole anche la sua attività di grafico e illustratore tra Liberty e Simbolismo.
Espose ininterrottamente alle Promotrici genovesi sino al 1933. Sue opere presso la Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi, la Galleria d’Arte Moderna di Firenze, la Quadreria della Camera di Commercio di Genova, l’Istituto Mazziniano, la Pinacoteca Civica di Imperia, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, Roma, Novara, Palermo, Venezia, il Museo Revoltella di Trieste.

A cinquant’anni dalla scomparsa la figura di Augusto Monti risalta, per rigore morale e coerenza politica, nella schiera di quegli uomini di cultura torinesi che, negli anni del consenso generalizzato, hanno saputo trovare il coraggio di opporsi alle politiche liberticide del Regime fascista pagando di persona il loro fermo dissenso.
Nato a Monastero Bormida, Monti si formò tra l’età umbertina e quella giolittiana a Torino, dove tornò, dopo varie peregrinazioni nelle scuole d’Italia, agli inizi degli anni Venti come docente di materie classiche al liceo D’Azeglio.
Su questa cattedra Monti è stato il punto di riferimento per un’intera generazione di allievi, tra i quali spiccano i nomi prestigiosi di Pavese, Bobbio, Mila, Ginzburg, Foa, a cui ha impartito una lezione basata sui classici latini e greci che riteneva fondamentali per la formazione di personalità libere e dotate di autonomia critica. È sulla base dell’ insegnamento del loro professore che molti suoi allievi, negli anni oppressivi della dittatura e in quelli drammatici della guerra e della Resistenza, svilupperanno la loro coscienza antifascista.
A questo maestro di etica politica, profondamente convinto che sui valori del liberalismo fosse possibile innestare anche istanze di giustizia sociale, è dedicata questa mostra che tenta di ricostruire il contesto culturale in cui ha agito e l’intreccio delle relazioni che ha intessuto con altre personalità attive a Torino tra le due guerre.
La rassegna getta uno sguardo panoramico sulla variegata e dinamica situazione artistica torinese, animata da una vivace dialettica di tendenze e dalla presenza di artisti di notevole rilievo rappresentati in mostra da opere significative. Innanzitutto quelle di Felice Casorati, il cui avvento a Torino alla fine del secondo decennio ha prodotto una netta cesura con la cultura dei maestri che dominavano sulla scena artistica torinese: con il gusto “antiquato” dei docenti dell’Accademia Albertina, tra cui Giacomo Grosso, ritrattista principe delle élites cittadine, e con tutti quei pittori di paesaggio che mantenevano un saldo rapporto con la tradizione paesistica piemontese del secondo Ottocento.
Sulla scia di Casorati, affascinati dal suo carisma e dallo stile della sua pittura, si posero i numerosi allievi e allieve (Marchesini, Mori, Levi Montalcini, Romano, Lattes, Bionda e Galvano) che frequentavano la “scuola” aperta dal maestro in via Galliari, dove si insegnavano il rigore disegnativo e le regole classiche della composizione.
Sul fronte modernista a partire dal ’23 si pose anche la combattiva pattuglia dei futuristi, con Fillia, Pozzo, Diulgheroff, Oriani, Rosso e altri, che fondevano nelle loro opere il linguaggio futurista con apporti cubisti e tendenze astratte. Questo gruppo attirò l’attenzione di Antonio Gramsci, altro protagonista di quegli anni, che, resosi conto della forza rivoluzionaria di Marinetti e del suo movimento, tentò, senza successo, di coniugare, sul modello sovietico, l’avanguardia futurista torinese con l’avanguardia operaia raccolta intorno ad “Ordine nuovo”.
Per iniziativa di Edoardo Persico, nel ’29 si formò il gruppo dei “Sei pittori di Torino”, costituito da Paulucci, Levi, Menzio, Chessa, Galante e Boswell, che seguivano indicazioni critiche di Lionello Venturi, altro esponente dell’antifascismo, contenute nel suo libro “Il gusto dei primitivi” del ‘26, testo che rivalutava i pittori del Tre e del Quattrocento e leggeva in chiave “primitivista” l’Impressionismo e il Postimpressionismo, considerati come matrici della modernità in pittura. Ponendosi sulla linea filofrancese indicata da Venturi, i Sei intendevano sprovincializzare la cultura artistica italiana allora dominata da Novecento, movimento che invece aveva puntato sul recupero della tradizione pittorica nazionale seguendo i dettami del “ritorno all’ordine”.
All’aulica classicità, alla volumetrica plasticità delle forme e al chiaro-scuro privilegiati dai novecentisti il Gruppo contrappose il colore-luce, le dissolvenze, la bidimensionalità del piano, i toni bassi e sfumati ritenuti più consoni per la trattazione di soggetti come i ritratti, i nudi e le nature morte, legati alla dimensione del quotidiano. In dialettica con loro si posero nel corso degli anni Venti e Trenta anche altri pittori di valore come Manzone, Valinotti, Deabate, Quaglino, Terzolo e Peluzzi, profondamente radicati nei territori d’origine, attivi a Torino e nella provincia piemontese tra il Monferrato e le Langhe, che rappresentavano, con trasporto affettivo, il paesaggio della loro terra e le attività stagionali dei contadini, mantenendo vivo il legame col naturalismo ma innovandolo con moderate iniezioni di modernità che, come accadeva nelle coeve opere dei Sei, provenivano prevalentemente d’Oltralpe. Sono inoltre esposte opere di alcuni artisti non allineati con i gruppi in campo, che però hanno lasciato tracce significative della loro presenza in Piemonte come Carena, Sobrero, Maggi, Malvano, Spazzapan, Mastroianni e altri. La mostra comprende infine alcune opere di Mario Sturani, genero di Monti, autore di originali ceramiche modellate per la ditta Lenci, di cui divenne direttore artistico.

 

MINOZZI Filiberto
Verona 1887 – Milano 1936 
Si è formato all’Accademia di Brera sotto la guida di Mentessi, Casnedi e Bignami. Data al 1900 l’esordio sulla scena espositiva milanese alla IV Triennale di Brera. Si avvicinava in seguito al divisionismo e già nel 1903 è legato da un contratto con il critico e mercante Grubicy. Entro il gruppo di artisti  da questi promosso, predilesse la tematica marinistica; genere in cui realizzò  suggestivi notturni con effetti di luce lunare. Trasferitosi in Riviera dal 1902, visse dapprima a Santo Stefano Ligure, recandosi poi nel 1904 a Bordighera. In seguito, tra il 1910 e il 1914, si spingeva  sino a Cap Martin concedendosi parallelamente frequenti viaggi in Europa. Dopo Parigi e le pianure dell’Oise, visitò  la Germania dove, a Berlino nel 1906, fece la conoscenza di Liebermann grazie al quale si avvicinò a un’evoluzione in chiave dinamica del divisionismo. Trascorsa la parentesi della guerra, si riapriva un’intensa stagione di spostamenti destinati a spingere l’artista, che nel 1929 allestiva un’importante mostra personale a Oslo, sino ai mari del Nord. Negli anni Trenta meta dei suoi viaggi furono anche l’Africa, la Cina e il Giappone.

Bibliografia recente: G.Bruno, Il Giardino incantato. La donazione Oberti, catalogo mostra, Erga Ed., 2001; F.Dioli, Urla e biancheggia il mar…nella pittura ligure tra ’800 e’900, catalogo mostra, FAI Ed., 2008; F.Dioli, La Liguria nei pittori tra ’800 e ’900, Le Mani Ed., 2009; G.L.Marini, Il valore dei dipinti dell’Ottocento e del primo Novecento, XXX (e precedenti edizioni), Allemandi Ed., 2012; G.Beringheli, Dizionario degli artisti liguri, pittori, scultori,  ceramisti, incisori del Novecento, De Ferrari Ed., 2013; AA.VV., Ottocento. Catalogo dell’arte italiana Ottocento-primo Novecento, 42 (e precedenti edizioni), Metamorfosi Ed., 2013; F.Dioli, Reperorio illustrato dei pittori, degli scultori e dei ceramisti liguri tra ‘800 e 900, De Ferrari Editore, Genova, 2014, p.173.

 

 

 

Giovanni Segantini e i pittori della montagna

L’esposizione, a cura di Filippo Timo e Daniela Magnetti, propone un selezionato percorso che ha come fulcro l’esperienza pittorica di Giovanni Segantini, tra i massimi esponenti del divisionismo italiano, che ha eletto la montagna a proprio soggetto principe, interpretandola in modo personale e innovativo, sia in termini di stile sia di poetica.
La selezione di opere proposte in mostra individua e suggerisce uno dei molti possibili percorsi attraverso la pittura di montagna a cavallo tra il XIX e il XX secolo, limitando la propria attenzione ai soli artisti italiani e concentrandosi geograficamente sui lavori dell’arco alpino. Accanto alle opere di Giovanni Segantini, scelte attingendo ad uno specifico momento dell’esperienza artistica del pittore, ovvero agli anni giovanili trascorsi in Brianza, compaiono più di cinquanta artisti, a partire da Vittore Grubicy, Emilio Longoni, Baldassarre Longoni, Carlo Fornara, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Lorenzo Delleani, Cesare Maggi, Leonardo Roda, Italo Mus, sino a Fortunato Depero. Accanto alle opere di questi maestri trovano posto i dipinti di almeno tre generazioni di altri artisti che, pur non avendo incontrato tutti la grande notorietà, hanno saputo instaurare un dialogo con i capofila, divenendo anch’essi partecipi di una pagina importante della storia dell’arte italiana. All’interno del grande orizzonte tematico della pittura di montagna, le opere sono state organizzate in sette sezioni, oltre a quella dedicata a Segantini che vede esposto lo splendido olio su tela
La raccolta dei bozzoli (1882-1883), così scandite: le vedute estive, le scene di vita campestre e contadina, i paesaggi antropizzati, i ricordi alpini, i laghi, i tramonti e i notturni, le vedute dei grandi paesaggi innevati. A queste si aggiunge una sezione dedicata a Italo Mus, il pittore valdostano più noto e ammirato del XX secolo, di cui ricorre nel 2017 il cinquantesimo anniversario della scomparsa.
La mostra Giovanni Segantini e i pittori di montagna è corredata da un catalogo riccamente illustrato, con testi di Annie-Paule Quinsac, Filippo Timo, Daria Jorioz, Daniela Magnetti, Marco Albino Ferrari, Maurizio Scudiero, Luca Minella, Beatrice Buscaroli.
Il volume, edito da Skira, è acquistabile in mostra al prezzo di 36 euro.

Informazioni Evento:

Data Inizio: 07 aprile 2017
Data Fine: 24 settembre 2017
Costo del biglietto: 6,00€; Riduzioni: 4,00€
Prenotazione: Facoltativa
Luogo: Aosta, MAR – MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE
Orario: tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00
Telefono: +39 0165 275902
E-mail: u-mostre@regione.vda.it
 
info icona

Informazioni gratuite

Richiedi informazioni su pittori ed opere dell '800 e '900 ligure.

icona valutazioni

Autenticazioni

Richiedici una Autentica del dipinto

Protected by Copyscape Web Plagiarism Detector
eiro icona

Vendite

La nostra esperienza per una vendita sicura e vantaggiosa